domenica 14 maggio 2017

"Il Killer dell'Europa"

Un sicario freddo e senz'anima si aggira da quasi diciassette anni in Europa seminando infelicità tra i popoli e raccogliendo ricchezza per i suoi padroni. Il suo nome è formato da quattro lettere come i cavalieri dell'apocalisse; tuttavia, rispetto ai biblici devastatori domina incontrastato grazie alla subdola capacità di ingannare le sue vittime facendosi passare per un novello salvatore.
Euro! Questo è il Killer dell'Europa nominato e addestrato dai sacerdoti del dio denaro. L'Euro sta uccidendo le economie di molti paesi europei grazie, in particolare, all'ignavia di quella classe politica che dovrebbe operare nell'esclusivo interesse della gente.
Sin dalla sua nascita, con l'entrata in vigore del regime di cambio fisso e l'eliminazione delle monete nazionali, si è assistito alla progressiva distruzione della struttura industriale nei paesi periferici a favore principalmente della Germania. Come mai?
La prima risposta è di una semplicità disarmante, eppure i fautori della moneta unica pare che l'abbiano dimenticata.
Le creazioni dell'unione monetaria europea e del suo protettore, la Banca Centrale Europea, sono state realizzate senza che fossero legate ad una singola struttura politica, tipo un vero e proprio Stato con un'unica capitale, una sola bandiera, un omogeneo apparato giuridico e fiscale. Altresì, l'euro e la stessa BCE sono entità sovranazionali, totalmente indipendenti e senza responsabilità verso alcuno. Insomma, la moneta unica è stata generata, in assenza di un'autentica unione politica, tra una babele di Stati con evidenti differenze nelle lingue, nelle tradizioni, nelle leggi e, soprattutto, negli specifici interessi nazionali.
Come piccolissimo esempio pensate a quello che successe nel 2011 in Libia. La Francia scatenò una guerra per abbattere Gheddafi non certo per ragioni “umanitarie”, ma solo per ridimensionare gli interessi petroliferi degli Italiani a tutto suo vantaggio. Però, che strana Unione Europea; i vari Stati si scannano a vicenda pur di rafforzare i rispettivi primati nazionali. Si alzano muri, si soffocano interi popoli come in Grecia, si agisce all'insaputa dell'uno verso gli altri, eppure tutti contenti di avere identici bigliettini colorati firmati dal banchiere di turno. Una drammatica pantomima per coprire la strategia finanziaria fondata sulla moneta costruita non per il benessere dei popoli, bensì per una ristretta cerchia di privilegiati identificabili nei banchieri internazionali e nella lobby delle multinazionali europee ben visibile e presente all'interno delle strutture di comando di Bruxelles. Mi riferisco, in particolare, a “European Round Table of Industrialists” con un sito internet visibile a tutti e con una potenza di fuoco inimmaginabile. Migliaia di suoi operatori agiscono nell'interesse di colossi quali Royal Dutch Shell, Deutsche Telekom, Thyssen Krupp, Siemens e tanti altri. Sono queste piovre insieme alle grandi banche a dettare l'agenda europea; noi poveri mortali siamo visti soltanto come utili idioti da sacrificare sull'altare del profitto ad ogni costo.
Sotto l'euro e le imposizioni della Commissione Europea o della Banca Centrale le decisioni non sono più dei singoli Stati, bensì di burocrati privi di qualsiasi rappresentanza democratica e inseriti nei posti chiave di comando per fungere da cani da guardia della classe elitaria.
D'altronde, il comune buon senso avrebbe dovuto da tempo illuminarci e farci vedere la realtà per quella che è e non per quella fatta passare da chi controlla la quasi totalità dei massa media.
Per quale ragione più Stati dovrebbero adottare la stessa moneta?
Uno dei Papà dell'Euro, Robert Mundell, diede la spiegazione formulando la teoria dell'Area Valutaria Ottimale che gli valse perfino il premio Nobel per l'economia. In sintesi scrisse che una zona valutaria risulta “ottimale” quando ha:
-Mobilità del capitale e del lavoro.
-Flessibilità dei salari e dei prezzi.
-Cicli commerciali similari
-Trasferimenti fiscali destinati ad ammortizzare i periodi di recessione in qualsiasi regione.
Ma vi sembra che Italia, Germania, Francia, Olanda, Spagna, Portogallo, Austria, Belgio, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Grecia, Slovenia, Cipro, Malta, Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania rientrano perfettamente in questa zona? Ma quando mai! Non esiste un'unione fiscale nella zona euro, così come sono sempre esistite differenze significative tra le economie dei vari Paesi che compongono l'area euro. Non siamo mica negli Stati Uniti d'America dove la stessa valuta funziona in Florida come alle Hawaii; in caso di crisi economica della California un suo disoccupato potrebbe recarsi tranquillamente in un altro Stato in crescita come, per esempio, il Colorado. Stessa nazione, stessa lingua, stessa bandiera, identico interesse generale; ed è esattamente quello che si è già verificato in quel Paese quando si sono verificati shock economici. E anche se il disoccupato californiano fosse rimasto a casa sua avrebbe ricevuto dal governo centrale quei trasferimenti fiscali che avrebbero attutito la sofferenza derivante dalla crisi.
La stessa cosa può avvenire nell'area euro? Nei sogni, forse. Immaginate, lavoratori italiani che si trasferiscono in Finlandia o greci in Lussemburgo; lingue diverse, cultura diversa, storia diversa. Immaginate il disoccupato spagnolo che riceve benefici per l'occupazione e varie forme di benessere dal governo europeo di Bruxelles? Probabilmente solo nelle favole visto che non esiste un governo centrale europeo in grado di effettuare questo tipo di trasferimenti fiscali.
E la cosa ancor più incredibile è che gli stessi fautori della globalizzazione sapevano perfettamente di tale incongruenza. Pensate a Milton Friedman, premio Nobel, padre del pensiero monetarista, sostenitore dell'economia di mercato, che nel 1997, in una delle sue ultime interviste, dichiarò:
“L'Europa semplifica una situazione non favorevole. Essa è composta da nazioni distinte, che parlano lingue diverse, con abitudini diverse e avendo i cittadini più fedeli e legati al proprio Paese che a un mercato comune o all'idea dell'Europa.”
Quindi, perfino Friedman, fondatore del neoliberismo, ammise la sciocchezza di una moneta unica in Europa.
Guardiamo nel concreto a cosa è successo nel rapporto tra i due principali competitors industriali in Europa, Germania e Italia.
Ebbene, l'euro nasce assorbendo tutte le divise dei paesi aderenti alla moneta unica; marco, franco, lira, peseta e le altre; di fatto si è creata una combinazione di monete forti come il marco tedesco e di deboli come appunto la lira italiana. Risultato? L'euro viene alla luce come moneta debole rispetto al marco e forte rispetto alla lira, quindi ha posto su un piatto di platino le esportazioni di quello Stato che all'epoca era il principale avversario dell'industria manifatturiera italiana, cioè la Germania. Quest'ultima ha sfruttato alla grande questo enorme vantaggio allargando la propria capacità di penetrazione sui mercati di tutti gli altri Paesi, compresi quelli extra-europei, giungendo ad ottenere un surplus commerciale di circa duecentosessanta miliardi di euro, pari a oltre il nove per cento sul Pil; il dato più alto nel mondo. Quindi, dall'introduzione dell'euro la Germania esporta più di quanto importa mettendo in saccoccia crediti su crediti verso l'Europa e il mondo intero. E per favore non si venga a dire che un tale risultato rappresenta il frutto della competitività dell'industria tedesca, sarebbe negare determinate evidenze; anche l'Italia prima dell'avvento dell'euro era altamente competitiva con la sua industria che si collocava al quinto posto nel mondo incollata alla corazzata tedesca. Guarda caso, con l'introduzione della moneta unica l'Italia è scesa al nono posto raggiunta o superata da Paesi come la Corea, l'India, il Brasile, la Francia.
In sostanza, il Paese con il surplus commerciale ha una moneta sottovalutata, gli altri, come appunto l'Italia, troppo sopravvalutata. Conseguenza? La Germania si riempie di quattrini a scapito delle altre nazioni creando forti squilibri economici e l'Italia si trova bloccata senza la possibilità di compensare la situazione svantaggiosa attraverso la svalutazione. Quest'ultima, infatti, non si può fare visto che entrambe le nazioni hanno la stessa moneta; e allora che succede? Semplice; tutte le tensioni andranno a ripercuotersi sul lavoro, sui prezzi e sulla produzione. Nell'impossibilità di svalutare la moneta si svaluta il lavoro. Capito? La crisi della produzione porta inevitabilmente le imprese a licenziare causando disoccupazione; in più l'aumento della domanda di lavoro causa la riduzione dei salari vista la flessibilità del costo del lavoro. Ma per i soloni del libero mercato c'è subito pronta la soluzione con il principio della mobilità. I disoccupati Italiani possono levarsi di torno emigrando in Germania o a Timbuctu. Il problema però, che la nostra consorella europea, detto in senso ironico, assorbe mano d'opera da altri Paesi anche extra-europei ad un costo più a buon mercato approfittando di quel fenomeno immigratorio tanto amato dalle multinazionali. Insomma, ogni Stato europeo si fa i ca..i propri alla faccia della tanto sbandierata Unione Europea.
L'euro, per i suoi creatori, non è stato un fallimento, anzi; è riuscito perfettamente nel suo intento, quello di privare i popoli da ogni potere in macroeconomia obbligandoli a perdere la sovranità monetaria e ad accettare la deregolamentazione selvaggia. E la sua efficienza si vede proprio nei momenti di crisi, quando l'assenza del controllo sulla moneta impedisce ai governi di attuare quelle politiche fiscali e monetarie necessarie a far uscire i rispettivi Paesi dal disagio sociale.
L'economista e premio Nobel Paul Krugman scrisse già nel 2012 sul “The New York Times”
“La creazione della moneta unica sarebbe dovuta essere un altro passo trionfante nel progetto europeo, nel quale l'integrazione economica è stata utilizzata per favorire l'integrazione politica e la pace, una moneta comune, secondo l'idea guida, avrebbe vincolato il vecchio continente ancora più strettamente insieme. Ma ciò che è accaduto, invece, è un incubo: l'euro è diventato una trappola economica, e l'Europa un nido di nazioni litigiose. Anche le conquiste democratiche del continente sembrano in pericolo, laddove le terribili condizioni economiche stanno creando un ambiente favorevole per l'estremismo politico.”
E dopo alcuni anni da quella riflessione la situazione è andata via via sempre peggiorando.
Il Killer dell'Europa sta assolvendo egregiamente il compito affidatogli dai suoi ideatori, prelevare sangue da ignari donatori per trasferirlo in quella piramide della ricchezza dove i milleottocentodieci miliardari esistenti al mondo (fonte: Forbes 2016) si ingrassano sempre più mantenuti, come novelli papponi, dai restanti sette miliardi di esseri umani.


Alfred B. Revenge