giovedì 26 gennaio 2017

mercoledì 18 gennaio 2017

"I Pupari"

Due giorni fa è stata comunicata la notizia che otto uomini possiedono la ricchezza di oltre tre miliardi e mezzo di persone nel mondo. L'organizzazione non governativa Oxfam ha diffuso questi dati al fine di sensibilizzare i vari governi per combattere le enormi disuguaglianze sociali ed economiche presenti sul nostro pianeta.
L'americano Bill Gates, fondatore della Microsoft; lo spagnolo Amancio Ortega, proprietario del marchio di abbigliamento Zara Fashion; l'americano Warren Buffett, maggiore azionista della Berkshire Hathaway holding finanziaria-assicurativa ; il messicano Carlos Slim Helu, proprietario della conglomerata Carso operante nel settore delle telecomunicazioni; l'americano Jeff Bezos, fondatore di Amazon; l'americano Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook; l'americano Larry Ellison, fondatore della multinazionale informatica Oracle; l'americano Michael Bloomberg, fondatore della multinazionale Bloomberg operante nel settore dei mass media; tutti insieme possiedono circa quattrocentotrenta miliardi di dollari, somma pari a quella contenuta nei miseri portafogli di metà della popolazione mondiale.
La notizia è certamente rilevante e non si può che condividere l'affermazione fatta da Winnie Byanyima, direttore esecutivo della Oxfam international:
“E' osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di così pochi quando una persona su dieci sopravvive con meno di due dollari al giorno. La disuguaglianza ha intrappolato centinaia di milioni di persone nella povertà, frantumando la nostra stessa società e minando la democrazia.”
Più che giusto, ma ritengo che l'elenco dei Paperon de' Paperoni sia solo la punta dell'iceberg di una verità molto più allarmante.
La ricchezza delle persone indicate nel rapporto Oxfam fa riferimento in particolare alle connessioni, a vario titolo, con multinazionali come Microsoft, Facebook, ecc.; colossi aziendali dal nome prestigioso che identificano in maniera abbastanza chiara i soggetti posti in cima alla catena di controllo. E per tutte le altre conglomerate? E per tutti gli enormi gruppi bancari internazionali? E per tutte le multinazionali petrolifere? Chi sta dietro di loro? Sono tutte public company gestite da amministratori provenienti dal pianeta Exactor? Non ci sono importanti azionisti persone fisiche a cui si possano far risalire i controlli di piovre bancarie, finanziarie ed energetiche quali, come piccolissimo esempio, JP Morgan Chase, Wells Fargo, Bank of America, Citigroup, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Exxon Mobil, Royal Dutch Schell, BP e At&t? Gigantesche strutture con una potenza di fuoco inimmaginabile; basti pensare che la sola JP Morgan Chase, considerata la più grande banca al mondo, detiene attività superiori ai tremila miliardi di dollari, pari quasi al Pil della Germania. E' come se un solo uomo in Italia possedesse un terzo di tutte le proprietà reali e finanziarie delle famiglie ed istituzioni private come abitazioni, terreni, depositi bancari, titoli di stato, obbligazioni, azioni quotate, partecipazioni, assicurazioni, fondi pensione, preziosi ed altro ancora. Ve l'immaginate?
Un fenomeno davvero pericoloso; qualche centinaio di alti dirigenti che hanno le leve del potere per controllare l'intera popolazione mondiale. E questi divini amministratori chi li ha nominati? Si risponderà: sei proprio sciocco, dai soci ovviamente. Già, e chi sono questi soci? Qui viene il bello.
Nel 2011 uno studio dello Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo, pubblicato sulla rivista New Scientist, analizzò le situazioni patrimoniali di circa trenta milioni di imprese ed investitori studiando i vari intrecci che uniscono le grandi proprietà e tutte le relative connessioni. I risultati furono inquietanti; attraverso un gioco di scatole cinesi e di incesti partecipativi il controllo delle principali multinazionali e di buona parte della ricchezza globale è nelle mani di centoquarantasette compagnie, principalmente banche o gruppi finanziari con sigle sconosciute al grande pubblico e note soltanto agli addetti ai lavori.
In pratica, la cupola del potere economico mondiale agisce da vero puparo muovendo le fila attraverso burattini che agiscono nelle zone offshore (sempre più attive e ricche) o che portano nomi come Capitol Group Companies inc., FMR Corp., State Street Corporation, Vanguard, Wellington, Blackrock Trust Company ed altri ancora.
Nessuna persona fisica ben precisa, bensì ombre fumose create appositamente per mascherare chi veramente tira le fila del potere. Una tecnica di occultamento utile a chi, soprattutto nel settore finanziario, vuole evitare di entrare a far parte di classifiche pubbliche poco gradite.
Forse se allargassimo il raggio d'azione e parlassimo di intere famiglie il risultato sarebbe un po' diverso. In questa direzione può venirci d'aiuto una ricerca di qualche anno fa del sito statunitense Celebrity Net Worth. In quella occasione tra le famiglie più ricche di sempre compaiono, guarda caso, i Rothschild ed i Rockefeller, le dinastie bancarie più famose al mondo ed ancora ben presenti. Ah, dimenticavo, si stimava la ricchezza di quei signori in circa settecento miliardi di dollari, dieci volte quella del fondatore di Microsoft. D'altronde, basterebbe analizzare con cura gli eventi storici degli ultimi due secoli per rendersi conto quali destinazioni abbiano raggiunto le gigantesche quantità di denaro, oro ed altro ben di Dio sottratto di volta in volta ai malcapitati di turno.
Allora, bisogna preoccuparsi di uno straricco come Bill Gates di cui si sa la provenienza della sua ricchezza o di chi opera dietro le quinte utilizzando anonime società offshore per investire enormi quantità di denaro in compagnie e fondi comuni che, a loro volta, detengono la maggioranza delle conglomerate bancarie? Le stesse poi che reggono l'economia mondiale ed istruiscono i governi di turno sulle politiche da adottare nell'ottica dei loro esclusivi interessi. Le guerre, le crisi economiche e le conseguenze nella vita economica e sociale dei popoli sono figlie di pupari che ben conoscono l'arte della mimetizzazione.

Alfred B. Revenge






domenica 15 gennaio 2017

"Unione Europea: Simbolo del Nuovo Colonialismo"

L'Italia è ormai di fatto una colonia di questa pseudo Unione Europea dominata dalle banche, dalla tecnocrazia e, soprattutto, dagli interessi dei due paesi che hanno contribuito più degli altri a realizzare l'euro, la Germania e la Francia.
Ma di quale unione stiamo parlando? Ma come diavolo è possibile che la gente non si sia ancora resa conto dell'atroce inganno di cui è stata vittima? Come non si fa a comprendere che aver costruito una moneta unica tra differenti Stati, ognuno con contrapposti interessi nazionali, diverse legislazioni, diverse velocità economiche, diverse bandiere, è stata una follia che ha causato e causerà danni irreparabili alla stragrande maggioranza dei cittadini.
La realtà è sotto gli occhi di chi vuol vedere; l'europeismo creato solo sul denaro e sulla politica tedesca di austerità così forzatamente imposta è la fonte di un novello schiavismo, causa della perenne crisi, della insidiosa deflazione, dell'altissima disoccupazione, della costante infelicità.
Sono stati, tra l'altro, i trattati di Maastricht, di Lisbona, del letale “Fiscal Compact”, di quelli del “Two Pack” e “Six Pack”, del M.E.S., peraltro approvati di volta in volta da tutte le forze politiche del Parlamento con maggioranze quasi bulgare, a determinare la situazione in cui versa da anni l'Italia.
Ma davvero si può credere che l'Europa nata da quei trattati rappresenti la patria di tutti i popoli europei? Una domanda ai miei fratelli italiani: sentite l'Europa come vostra Patria? E poi di quale Europa stiamo parlando? Di quella sognata da De Gasperi e Adenauer o di quella attuale in cui i vari singoli Stati sono divisi da egoismi nazionali e da forme di protezione per i rispettivi tornaconti politici-economici? Esiste, oggi come oggi, un'entità nazionale tipo Stati Uniti d'Europa? La risposta è semplice, No! E' tutto un grande inganno perpetrato da menti raffinate con un bancomat al posto del cuore. L'oligarchia dominante non vuole un'unica grande nazione, ma soltanto tanti singoli Stati svuotati della sovranità monetaria.
Ad essere generosi si può considerare l'attuale Unione Europea un'entità intergovernativa coloniale guidata da una classe privilegiata legata soltanto nel curare gli interessi della grande finanza internazionale e nell'auto referenziarsi all'infinito.
Io penso che sia indispensabile mandare al diavolo questa Unione Europea basata sull'egoismo e l'oppressione, riprendersi la sovranità nazionale e mettere in naftalina il “Patto di Stabilità” imposto dalla famosa Troika costituita dalla Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale.
D'altronde basta guardare i fatti senza farsi condizionare dall'informativa dominante dei mass media. Dalla nascita dell'euro l'Italia è in costante crisi con alta disoccupazione, sensibile riduzione della sua forza nell'industria manifatturiera, costante deflazione, aumento del debito pubblico (per inciso ora realmente un debito pericoloso visto che è contratto in una valuta di fatto estera che impedisce qualsiasi autonoma politica economica e finanziaria), diminuzione della spesa sociale. Tutto ciò ha reso chiaro come i limiti monetari partiti con il trattato di Maastricht hanno edificato una gabbia intorno a centinaia di milioni di cittadini allargando il divario tra paesi più deboli e quelli più forti. Ovviamente per questi ultimi mi riferisco principalmente alla Germania che regna sovrana in questa falsa Unione Europea facendo intervenire i suoi tecnocrati fidati, come per esempio Jean Claude Juncker attuale potente Presidente della Commissione Europea, per far applicare regole sempre più severe ed austere nella spesa pubblica ed a livello fiscale. Quanta ipocrisia, con la scusa di una presunta stabilità Bruxelles (cioè la Germania della Merkel) impone da tempo ai singoli Stati tagli alla spesa sociale, aumento delle tasse sui consumi (vedasi l'IVA che si prevede aumenterà ancora raggiungendo livelli insostenibili), la deregolamentazione brutale del mercato del lavoro, legislazioni bancarie che ledono gli interessi degli stessi risparmiatori, la spoliazione del tessuto industriale e nazionale con ulteriori privatizzazioni.
A proposito di stabilità, ma i nostri parlamentari avevano gli occhi chiusi e le orecchie tappate quando ratificarono a luglio del 2012 il trattato di stabilità firmato da Monti, ossia il “Fiscal Compact”? Io penso che nell'occasione aver fissato il pareggio di bilancio con velocità supersonica nella nostra Costituzione sia stata una violenza nei confronti del popolo italiano che costerà molto caro se non si avesse il coraggio di ripudiarlo. Ma come fa a crescere l'Italia se deve rispettare l'assurda regola della parità di bilancio? Già siamo da anni in difficoltà ed ora la cura sarebbe stringere i cordoni ancora di più? Assurdo, assolutamente incredibile. Eppure i numeri stanno anche lì, pronti ad avvertirci di quale turbinosa strada abbiamo intrapreso. Nei quarant'anni antecedenti al trattato dell'Unione Europea l'Italia aveva un tasso di crescita medio del Pil di oltre il quattro per cento, superiore a quello della Francia e della Germania; dopo i primi anni dalla falsa Unione il tasso medio di crescita dell'Italia era sceso all'ultimo posto in classifica. Se poi andassimo a guardare questo tasso medio di crescita dopo l'avvento dell'Euro la conclusione sarebbe ancora più drammatica; l'Italia è solo andata giù, sempre più giù. Nel 2000 l'industria manifatturiera italiana era al quinto posto nella graduatoria mondiale distanziando nettamente la Francia e stando incollata alla corazzata tedesca. Nel 2013, con gli effetti dell'euro, l'industria italiana è scesa drasticamente all'ottavo posto, raggiunta dalla Francia, superata da paesi come India, Brasile e Corea del Sud e, soprattutto non più in grado di impensierire la Germania. Guarda caso, il maggior competitor tedesco in Europa ha subito botte da orbi dopo l'introduzione della moneta unica. Questo non fa pensare a nulla? Con l'euro la Germania ha incrementato le proprie esportazioni risanando le sue finanze ed accumulando un surplus nelle partite correnti di centinaia di miliardi di dollari dissanguando, nel contempo, altri Paesi Europei, in particolare il nostro.
E adesso, con l'avvio (2018) del letale pareggio di bilancio la situazione non può che peggiorare ulteriormente. Eppure voci autorevoli si sono alzate contro questa norma suicida e per certi versi persino illegale che porterà a tagli draconiani in ogni settore, dalla sanità alla scuola, dalle pensioni all'assistenza verso i più deboli, dagli stipendi allo stesso risparmio delle famiglie. Il professor Guarino, i premi nobel Krugman, Arrow, Diamond, Sharpe, Maskin, Solow ed altri ancora hanno indicato le conseguenze nefaste nell'eventuale applicazione della normativa sul pareggio di bilancio, in particolare nei momenti di crisi e recessione.
Noi Italiani ci ritroveremo in un vortice di infelicità per responsabilità di chi doveva tutelare i nostri interessi, la classe politica prezzolata.
Ma qualcuno di questi onorevoli (Sic!) così lautamente pagati si è mai preso la briga di leggere con attenzione questo dannato trattato internazionale definito “Fiscal Compact”? Io, da semplice cittadino, lo lessi e denunciai le sue caratteristiche dannose per l'Italia nel mio libro “Lezione Magistrale del Banchiere Grausam Wucherer”. Tanto per gradire citerò un punto soltanto, proprio per far comprendere come questo accordo sia stato fortemente voluto da un paese.
Sulla base di un articolo relativo alle maggioranze qualificate la Germania è l'unico Stato che può scavalcare la stessa Commissione Europea (peraltro filo-tedesca) per denunciare e far pagare multe salate ad altri Stati che non siano riusciti ad entrare nei parametri da strozzinaggio previsti dal trattato. Avete ben compreso? Come già scrissi: “la Germania , con un semplice codicillo, aveva fottuto gli altri paesi europei e, soprattutto, l'Italia; il suo avversario più temibile dal punto di vista industriale.”
Ormai abbiamo la norma del pareggio di bilancio in Costituzione e si profilano all'orizzonte anni difficili, molto difficili. Possibili soluzioni? Mantenere le cose come stanno e recarsi con il cappello in mano al Cancelliere tedesco di turno? Tentare di rinegoziare i contenuti degli accordi? Io penso che la struttura tecnocratica europea sia talmente auto-protettiva che trovare soluzioni al suo interno sia ormai impresa impossibile. Rimane soltanto una cosa da fare se volessimo ritornare ad essere padroni del nostro destino, uscire da questa finta Unione Europea e dai trattati capestro. Lo so, ci vuole tanto coraggio; proprio quello che manca alla maggioranza dei nostri politici sempre attenti a genuflettersi al potente di turno. Ho timore che avrà sempre vita la frase “così vuole l'Europa” per giustificare le azioni legislative tese a svuotare ancora i portafogli degli Italiani. Un ritornello che direttamente non possiamo stroncare visto che ci è preclusa la possibilità di ricorrere a referendum abrogativi di trattati internazionali; quei referendum di cui tanto hanno paura i dirigenti di Bruxelles visto che lo stesso Presidente della Commissione Europea, Juncker, supplicò i vari leader europei di non indire quel tipo di appello al corpo elettorale con argomento la permanenza o meno in Europa dopo l'uscita della Gran Bretagna nel 2016. Già, la paura fa novanta quando si richiede il voto diretto dei cittadini; decisamente preferibile far passare il tutto attraverso il collaudato filtro della classe prezzolata, più sensibile ai sermoni dei sacerdoti del dio denaro.
D'altronde, uscire con chiarezza da questa oppressiva unione continentale potrebbe far nascere il seme per rifondare un'Europa cementata sulla base di principi realmente democratici e solidali con al centro la salvaguardia dei vari popoli e non di fredde entità guidate esclusivamente da tecnocrati-banchieri. L'essere umano deve essere il faro, non la moneta e l'interesse della finanza.
Purtroppo, in questo momento storico l'Italia sta subendo un nuovo processo di colonizzazione da parte di due Stati che vogliono mantenere viva la loro fama di di dominio e di grandeur.

Alfred B. Revenge








sabato 7 gennaio 2017

A Proposito degli Squali in Giacca e Cravatta

Ho perso il conto di quanti provvedimenti legislativi siano stati adottati negli ultimi decenni in favore del sistema bancario sia in Italia che nel Mondo.
Non credo ci sia altra entità così coccolata dalla classe prezzolata, cioè quella composta da politici corrotti o totalmente incapaci e da qualsiasi altra categoria potenzialmente utile che funge da cinghia di trasmissione tra la volontà di pochi privilegiati e l'intera massa del popolo.
A titolo di esempio osserviamo per un attimo l'ultimo decreto salva-banche dello scorso dicembre. Ben venti miliardi di euro sono stati stanziati per salvare gli istituti di credito in difficoltà; si sta parlando di una cifra pari ad oltre trecento euro a persona, neonati compresi. Ancora una volta si utilizzano risorse pubbliche per tappare le voragini prodotte dai responsabili delle periodiche crisi finanziarie. E non parlo soltanto di coloro che materialmente hanno prodotto il danno, ma anche di quelle pseudo istituzioni deputate al controllo.
Guardiamo il caso del Monte dei Paschi di Siena. Sono stati presi quasi nove miliardi di euro dalle tasche degli Italiani per evitare il crack della banca, ma sento poche voci alzarsi per far capire l'origine del male. Eppure non sarebbe così complicato comprendere di cosa si sta parlando, sarebbe sufficiente ricordarsi operazioni scandalose compiute non molti anni fa ed oggetto di interesse da parte dei media e della stessa magistratura. Ricordate l'acquisto da parte del MPS della banca 121 (già banca del Salento)? Beh, diciamo che rappresentò un po' il banco di prova di quella che poi fu l'incredibile acquisizione della banca Antonveneta. In quella circostanza il Monte dei Paschi pagò 2500 miliardi delle vecchie lire (circa un miliardo e duecento milioni di euro) una banca con in pancia una montagna di prodotti bancari rischiosi (i famigerati “My Way” e “4You”) spacciati ai risparmiatori come piani previdenziali ed in realtà solo strumenti finanziari utili a far crescere artificiosamente i dati patrimoniali ed economici della banca salentina. Li ricordate? Oltre novantamila risparmiatori coinvolti nello scandalo per un importo di due miliardi di euro, ben superiore alla stessa cifra pagata così generosamente ai proprietari della banca 121. Per il Monte dei Paschi di Siena quell'acquisto si rivelò un pessimo affare sia dal punto di vista economico e sia da quello dell'immagine. Per gli ideatori e beneficiari dell'intero progetto un eccellente affare.
Rammentate molto bene, quando si vogliono utilizzare i fondi di una banca per scopi totalmente diversi da quelli tipici imprenditoriali si fa un bell'acquisto di un altro istituto, di società estere o di un gran bell'immobile ad un prezzo decisamente superiore al normale. Risultato? Una buona parte dei fondi ufficialmente usciti per l'acquisto si riversano in lidi insoliti, in genere nelle tasche delle persone che hanno contribuito a programmare l'intera operazione di compra-vendita; e parlo sia dei venditori che degli acquirenti. Vecchio trucco nel settore finanziario, ma sempre molto efficace.
E seguendo questo percorso così redditizio che si arrivò all'operazione che spezzò i reni al Monte dei Paschi di Siena, cioè l'acquisizione della banca Antonveneta.
Quello fu l'inizio della fine. La banca senese acquistò l'Antonveneta dal banco Santander per una cifra folle, circa diciassette miliardi di euro tra prezzo ufficiale e accollo di passività.
Ed in quella occasione tanti bei bonifici verso l'estero partirono da Siena distruggendo le fondamenta e la ricchezza della più antica banca del mondo.
Ma tutti quei benedetti quattrini che fine hanno fatto? L'Antonveneta certo non valeva quella cifra da capogiro. Che necessità c'era di tagliarsi le vene per acquistarla? E domanda principale. La Banca d'Italia stava in pausa caffè? Già, la nostra tanto decantata banca centrale lasciava fare tutto? Ah, quanta enorme ipocrisia; d'altronde non è una novità il ritardo da parte della gran mamma di coloro che un tempo venivano più adeguatamente definiti come usurai. Basti pensare al caso incredibile che portò diversi anni fa allo scandalo della Bipop. Anche in quella occasione, oltre ad innumerevoli situazioni anomale, ciò che determinò la crisi fu l'acquisto da parte dell'istituto bresciano della banca tedesca Entrium per la cifra di due miliardi e mezzo di euro, poi rivenduta al colosso olandese ING per circa trecento milioni di euro. Insomma una bella differenza tra prezzo di acquisto e quello di rivendita. Errore di valutazione? Non scherziamo; mica è una barzelletta, mica stiamo parlando di sprovveduti operatori finanziari. Qualcuno una volta disse “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.” E allora io penso a male dicendo che le crisi bancarie degli ultimi anni sono state spesso generate da affrettate ed insolite acquisizioni che hanno di colpo impoverito il compratore (cioè in ultima istanza i risparmiatori e lo Stato), ma arricchito il venditore che tanta generosità ha poi rivolto verso chi ha permesso la chiusura dell'affare. Il tutto con la colpevole cecità della Banca d'Italia e degli altri organi di controllo.
Ed un altro scandalo si avvicina all'orizzonte, quello che sta proprio in questi giorni accadendo nella mia città e che riguarda la banca Popolare di Bari. Qui le notizie rilevabili in rete e sulla stampa indicano una situazione paradossale. Una piccola banca regionale salita nelle posizioni alte della classifica nazionale grazie ad una politica di evidente sostegno da parte della Banca d'Italia. C'era un istituto di credito decotto? Nessun problema, ecco lì la Popolare di Bari pronta ad accogliere l'amoroso richiamo della banca centrale per rilevare l'azienda in crisi. Ed i soldi per sistemare i problemi derivanti dalla nuova acquisizione? Nessun problema, ecco lì la Popolare di Bari prenderli dai risparmiatori sotto forma di azioni con una politica commerciale degna del miglior Houdini. Azioni di una banca popolare non quotata fatte passare come investimento più liquido dei Bot a tre mesi. E se il risparmiatore non avesse avuto denaro sufficiente, ugualmente nessun problema; ecco lì la Popolare di Bari pronta a finanziare il fortunato di turno con un bel prestito caricato di convenienti interessi per comprare le pregiate azioni della stessa banca. E se qualcuno avesse alzato il ditino per dire: “scusate, ma questo che proponete non è contro la legge”? Beh, sarebbe stato additato come un ignorante incapace di cogliere le vere opportunità di investimento proposte dalla Popolare di Bari. Tuttavia, queste promesse di splendidi profitti sono naufragate sugli scogli della fredda realtà; e adesso migliaia di risparmiatori inferociti denunciano e si lamentano per l'impossibilità di rivendere le azioni, peraltro sensibilmente svalutate dall'oggi al domani. Ora la magistratura sta indagando e sarebbe interessante allargare il raggio di azione e capire l'incredibile comportamento della Banca d'Italia. Infatti, l'organo di vigilanza terminò nel 2013 una lunga indagine ispettiva assegnando un giudizio sostanzialmente sfavorevole alla Popolare di Bari; tuttavia, qualche settimana dopo aver messo nero su bianco quella negativa valutazione incoraggiò lo stesso istituto ad acquisire un'ulteriore banca in decomposizione, la Cassa di Teramo. A quel punto nuovo aumento di capitale con ulteriore emissione di azioni da offrire ai malcapitati di turno. E la banca d'Italia? Mi sembra di poter dire che guardava scientemente in direzione opposta a quella della tutela del pubblico risparmio.
Il sistema delle banche, di cui conosco molto bene l'anima nera, è la più longeva dittatura in terra. Questa è la ragione per cui risulta estremamente difficile rendersi conto di ciò che realmente succede intorno a noi, delle sollecitazioni indotte che giornalmente riceviamo da chi detiene l'effettivo potere. Il nostro cervello risulta bombardato da informazioni ben studiate da tempo, da un tipo di cultura basato su un preciso principio, quello che per vivere abbiamo assoluta necessità di un bene artificiale più prezioso di qualsiasi altro esistente in natura, persino più dell'acqua e della stessa aria che respiriamo, il denaro. Saliamo su un treno il cui macchinista ha una totale indipendenza, la completa autonomia di portarci dove cavolo vuole, infischiandosene altamente di quelle che possono essere le nostre volontà. E questo macchinista, questo reale conduttore dell'esistenza, rappresenta il più alto concentrato di potere mai visto sino ad ora nella storia dell'uomo; il potere costituito dalle conglomerate bancarie. Da molto tempo eleganti squali vestiti in giacca e cravatta hanno ideato ed attuato un piano di una semplicità diabolica; interessi attivi continui e perenni (per loro ovviamente) in cambio della creazione dei più belli e colorati bigliettini di carta. I prestiti devono auto-generarsi affinché i Popoli e gli Stati siano costantemente sotto schiaffo a causa di un immortale finanziamento. I grandi banchieri si sono arricchiti a dismisura conquistando il privilegio di emettere moneta e permettendo alle loro stesse creature di assumere dimensioni superiori a quelle di singole nazioni. Una semplice riflessione; in quasi tutti i Paesi le ben note banche centrali hanno ottenuto leggi speciali per determinare, a prescindere dalla volontà dei cittadini e dei governi eletti, il livello dei tassi di interesse e della stessa inflazione. E da chi sono guidate queste entità sovranazionali? Da chi sono controllate? Da soggetti facenti parte sempre della stessa élite posta in cima alla catena alimentare, quella degli squali bianchi...ops, piccolo lapsus, intendevo dire quella dei banchieri. Del resto non credo ci sia molta differenza; anzi, a volte, provo un senso di comprensione verso il più caritatevole Carcharodon.