domenica 15 gennaio 2017

"Unione Europea: Simbolo del Nuovo Colonialismo"

L'Italia è ormai di fatto una colonia di questa pseudo Unione Europea dominata dalle banche, dalla tecnocrazia e, soprattutto, dagli interessi dei due paesi che hanno contribuito più degli altri a realizzare l'euro, la Germania e la Francia.
Ma di quale unione stiamo parlando? Ma come diavolo è possibile che la gente non si sia ancora resa conto dell'atroce inganno di cui è stata vittima? Come non si fa a comprendere che aver costruito una moneta unica tra differenti Stati, ognuno con contrapposti interessi nazionali, diverse legislazioni, diverse velocità economiche, diverse bandiere, è stata una follia che ha causato e causerà danni irreparabili alla stragrande maggioranza dei cittadini.
La realtà è sotto gli occhi di chi vuol vedere; l'europeismo creato solo sul denaro e sulla politica tedesca di austerità così forzatamente imposta è la fonte di un novello schiavismo, causa della perenne crisi, della insidiosa deflazione, dell'altissima disoccupazione, della costante infelicità.
Sono stati, tra l'altro, i trattati di Maastricht, di Lisbona, del letale “Fiscal Compact”, di quelli del “Two Pack” e “Six Pack”, del M.E.S., peraltro approvati di volta in volta da tutte le forze politiche del Parlamento con maggioranze quasi bulgare, a determinare la situazione in cui versa da anni l'Italia.
Ma davvero si può credere che l'Europa nata da quei trattati rappresenti la patria di tutti i popoli europei? Una domanda ai miei fratelli italiani: sentite l'Europa come vostra Patria? E poi di quale Europa stiamo parlando? Di quella sognata da De Gasperi e Adenauer o di quella attuale in cui i vari singoli Stati sono divisi da egoismi nazionali e da forme di protezione per i rispettivi tornaconti politici-economici? Esiste, oggi come oggi, un'entità nazionale tipo Stati Uniti d'Europa? La risposta è semplice, No! E' tutto un grande inganno perpetrato da menti raffinate con un bancomat al posto del cuore. L'oligarchia dominante non vuole un'unica grande nazione, ma soltanto tanti singoli Stati svuotati della sovranità monetaria.
Ad essere generosi si può considerare l'attuale Unione Europea un'entità intergovernativa coloniale guidata da una classe privilegiata legata soltanto nel curare gli interessi della grande finanza internazionale e nell'auto referenziarsi all'infinito.
Io penso che sia indispensabile mandare al diavolo questa Unione Europea basata sull'egoismo e l'oppressione, riprendersi la sovranità nazionale e mettere in naftalina il “Patto di Stabilità” imposto dalla famosa Troika costituita dalla Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale.
D'altronde basta guardare i fatti senza farsi condizionare dall'informativa dominante dei mass media. Dalla nascita dell'euro l'Italia è in costante crisi con alta disoccupazione, sensibile riduzione della sua forza nell'industria manifatturiera, costante deflazione, aumento del debito pubblico (per inciso ora realmente un debito pericoloso visto che è contratto in una valuta di fatto estera che impedisce qualsiasi autonoma politica economica e finanziaria), diminuzione della spesa sociale. Tutto ciò ha reso chiaro come i limiti monetari partiti con il trattato di Maastricht hanno edificato una gabbia intorno a centinaia di milioni di cittadini allargando il divario tra paesi più deboli e quelli più forti. Ovviamente per questi ultimi mi riferisco principalmente alla Germania che regna sovrana in questa falsa Unione Europea facendo intervenire i suoi tecnocrati fidati, come per esempio Jean Claude Juncker attuale potente Presidente della Commissione Europea, per far applicare regole sempre più severe ed austere nella spesa pubblica ed a livello fiscale. Quanta ipocrisia, con la scusa di una presunta stabilità Bruxelles (cioè la Germania della Merkel) impone da tempo ai singoli Stati tagli alla spesa sociale, aumento delle tasse sui consumi (vedasi l'IVA che si prevede aumenterà ancora raggiungendo livelli insostenibili), la deregolamentazione brutale del mercato del lavoro, legislazioni bancarie che ledono gli interessi degli stessi risparmiatori, la spoliazione del tessuto industriale e nazionale con ulteriori privatizzazioni.
A proposito di stabilità, ma i nostri parlamentari avevano gli occhi chiusi e le orecchie tappate quando ratificarono a luglio del 2012 il trattato di stabilità firmato da Monti, ossia il “Fiscal Compact”? Io penso che nell'occasione aver fissato il pareggio di bilancio con velocità supersonica nella nostra Costituzione sia stata una violenza nei confronti del popolo italiano che costerà molto caro se non si avesse il coraggio di ripudiarlo. Ma come fa a crescere l'Italia se deve rispettare l'assurda regola della parità di bilancio? Già siamo da anni in difficoltà ed ora la cura sarebbe stringere i cordoni ancora di più? Assurdo, assolutamente incredibile. Eppure i numeri stanno anche lì, pronti ad avvertirci di quale turbinosa strada abbiamo intrapreso. Nei quarant'anni antecedenti al trattato dell'Unione Europea l'Italia aveva un tasso di crescita medio del Pil di oltre il quattro per cento, superiore a quello della Francia e della Germania; dopo i primi anni dalla falsa Unione il tasso medio di crescita dell'Italia era sceso all'ultimo posto in classifica. Se poi andassimo a guardare questo tasso medio di crescita dopo l'avvento dell'Euro la conclusione sarebbe ancora più drammatica; l'Italia è solo andata giù, sempre più giù. Nel 2000 l'industria manifatturiera italiana era al quinto posto nella graduatoria mondiale distanziando nettamente la Francia e stando incollata alla corazzata tedesca. Nel 2013, con gli effetti dell'euro, l'industria italiana è scesa drasticamente all'ottavo posto, raggiunta dalla Francia, superata da paesi come India, Brasile e Corea del Sud e, soprattutto non più in grado di impensierire la Germania. Guarda caso, il maggior competitor tedesco in Europa ha subito botte da orbi dopo l'introduzione della moneta unica. Questo non fa pensare a nulla? Con l'euro la Germania ha incrementato le proprie esportazioni risanando le sue finanze ed accumulando un surplus nelle partite correnti di centinaia di miliardi di dollari dissanguando, nel contempo, altri Paesi Europei, in particolare il nostro.
E adesso, con l'avvio (2018) del letale pareggio di bilancio la situazione non può che peggiorare ulteriormente. Eppure voci autorevoli si sono alzate contro questa norma suicida e per certi versi persino illegale che porterà a tagli draconiani in ogni settore, dalla sanità alla scuola, dalle pensioni all'assistenza verso i più deboli, dagli stipendi allo stesso risparmio delle famiglie. Il professor Guarino, i premi nobel Krugman, Arrow, Diamond, Sharpe, Maskin, Solow ed altri ancora hanno indicato le conseguenze nefaste nell'eventuale applicazione della normativa sul pareggio di bilancio, in particolare nei momenti di crisi e recessione.
Noi Italiani ci ritroveremo in un vortice di infelicità per responsabilità di chi doveva tutelare i nostri interessi, la classe politica prezzolata.
Ma qualcuno di questi onorevoli (Sic!) così lautamente pagati si è mai preso la briga di leggere con attenzione questo dannato trattato internazionale definito “Fiscal Compact”? Io, da semplice cittadino, lo lessi e denunciai le sue caratteristiche dannose per l'Italia nel mio libro “Lezione Magistrale del Banchiere Grausam Wucherer”. Tanto per gradire citerò un punto soltanto, proprio per far comprendere come questo accordo sia stato fortemente voluto da un paese.
Sulla base di un articolo relativo alle maggioranze qualificate la Germania è l'unico Stato che può scavalcare la stessa Commissione Europea (peraltro filo-tedesca) per denunciare e far pagare multe salate ad altri Stati che non siano riusciti ad entrare nei parametri da strozzinaggio previsti dal trattato. Avete ben compreso? Come già scrissi: “la Germania , con un semplice codicillo, aveva fottuto gli altri paesi europei e, soprattutto, l'Italia; il suo avversario più temibile dal punto di vista industriale.”
Ormai abbiamo la norma del pareggio di bilancio in Costituzione e si profilano all'orizzonte anni difficili, molto difficili. Possibili soluzioni? Mantenere le cose come stanno e recarsi con il cappello in mano al Cancelliere tedesco di turno? Tentare di rinegoziare i contenuti degli accordi? Io penso che la struttura tecnocratica europea sia talmente auto-protettiva che trovare soluzioni al suo interno sia ormai impresa impossibile. Rimane soltanto una cosa da fare se volessimo ritornare ad essere padroni del nostro destino, uscire da questa finta Unione Europea e dai trattati capestro. Lo so, ci vuole tanto coraggio; proprio quello che manca alla maggioranza dei nostri politici sempre attenti a genuflettersi al potente di turno. Ho timore che avrà sempre vita la frase “così vuole l'Europa” per giustificare le azioni legislative tese a svuotare ancora i portafogli degli Italiani. Un ritornello che direttamente non possiamo stroncare visto che ci è preclusa la possibilità di ricorrere a referendum abrogativi di trattati internazionali; quei referendum di cui tanto hanno paura i dirigenti di Bruxelles visto che lo stesso Presidente della Commissione Europea, Juncker, supplicò i vari leader europei di non indire quel tipo di appello al corpo elettorale con argomento la permanenza o meno in Europa dopo l'uscita della Gran Bretagna nel 2016. Già, la paura fa novanta quando si richiede il voto diretto dei cittadini; decisamente preferibile far passare il tutto attraverso il collaudato filtro della classe prezzolata, più sensibile ai sermoni dei sacerdoti del dio denaro.
D'altronde, uscire con chiarezza da questa oppressiva unione continentale potrebbe far nascere il seme per rifondare un'Europa cementata sulla base di principi realmente democratici e solidali con al centro la salvaguardia dei vari popoli e non di fredde entità guidate esclusivamente da tecnocrati-banchieri. L'essere umano deve essere il faro, non la moneta e l'interesse della finanza.
Purtroppo, in questo momento storico l'Italia sta subendo un nuovo processo di colonizzazione da parte di due Stati che vogliono mantenere viva la loro fama di di dominio e di grandeur.

Alfred B. Revenge