domenica 20 agosto 2017

"La Fortuna di un Migrante Pedofilo"

Alcuni giorni fa su alcuni quotidiani è uscita la notizia di uno stupro in provincia di Reggio Emilia avvenuto il dieci luglio su un disabile di tredici anni da parte di un pakistano richiedente asilo (termine lessicale utilizzato negli articoli che sta a indicare una persona entrata in Italia senza visto e che ha inoltrato una richiesta di asilo). Questo migrante di ventun anni ha trascinato il piccolo disabile in campagna e lo ha brutalmente violentato. Il pakistano, dopo l'arresto ha confessato la violenza dichiarando che il bambino era “consenziente”.
Dopo l'interrogatorio di garanzia il giudice per le indagini preliminari, nonostante la procura avesse chiesto la custodia in carcere per violenza sessuale aggravata, ha rimesso in libertà il pakistano con la seguente motivazione così come indicata sul quotidiano “Libero” del diciannove agosto: “il luogo in cui vive l'accusato è facilmente controllabile. Inoltre non esisterebbe il pericolo di fuga poiché avrebbe (il pakistano) già confessato il suo reato e in quanto richiedente asilo, se facesse qualcosa di arrischiato, come il darsi alla fuga, rischierebbe il rimpatrio. Tutti motivi, quindi, per lasciarlo a piede libero.” (Sic!)
A parte il personale sbigottimento per una decisione presa con quelle motivazioni rilevo da una notizia del trentuno maggio su “Tgcom24” che per lo stesso reato: “un tribunale del Kuwait ha condannato a morte sette giovani uomini per aver rapito e stuprato un ragazzo di tredici anni che soffre di disabilità mentale.”
Quindi, questo migrante pakistano è stato fortunato, molto fortunato. In Italia ha potuto tranquillamente violentare un piccolo disabile di tredici anni rimanendo libero poiché mai (secondo il giudice) fuggirebbe per ritornare nella sua amata patria, mentre se sbadatamente avesse abusato di un minorenne della stessa età e nelle identiche condizioni fisico-mentali in un Paese a fede islamica si sarebbe ritrovato con la testa sotto una luccicante mannaia.
E' proprio vero, l'Italia è una nazione molto accogliente; consente a un soggetto entrato irregolarmente di stuprare un ragazzino disabile di tredici anni senza timore di entrare in carcere perché le sue condizioni di “richiedente asilo” e “reo confesso” gli permettono di poggiare la testa su un comodo cuscino di casa e non su un ruvido ceppo.

Alfred B. Revenge




sabato 29 luglio 2017

"La Piramide dell'Odio"

La Commissione sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio (intitolata a Jo Cox) presieduta dal Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini ha approvato il sei luglio di quest'anno la relazione finale, dopo quattordici mesi di lavoro. Giornalisti e politici hanno commentato nei giorni scorsi il contenuto del lavoro, soprattutto quello riportato in una sorta di libretto riassuntivo dal titolo “La piramide dell'Odio in Italia”. Per farmi un'idea autonoma sull'argomento ho letto l'intero dossier di centotrenta pagine della relazione finale pubblicata dalla Camera dei Deputati.
Il risultato, sicuramente oneroso per le casse dello Stato, ha partorito alcuni concetti del tipo:
-Gli Italiani hanno idee sbagliate perché fondate sull'ignoranza, ecco la ragione per cui è necessario intervenire con processi educativi che in sostanza vadano a limitare la libertà di espressione. Singolare è lo sforzo riportato nel capitolo II, una quindicina di pagine, con il censimento delle “parole per ferire” circolanti in Italia. Per esempio, un elenco di “parole o accezioni evocanti stereotipi negativi” usate per offendere una persona straniera: “beduino” per dare dell'incivile, “crucco” nomignolo affibbiato ai soldati tedeschi, “giudeo” per additare l'ebreo, “guascone” per indicare uno spaccone, “meticcio” per indicare il nato da genitori di razza diversa, e così via. Particolare enfasi ho notato nei paragrafi relativi “all'ingegnosità linguistica creativa, popolare e semicolta in rapporto agli apparati sessuali maschili e femminili”
-Nel cervello degli Italiani persiste lo stereotipo dell'immigrato quale causa di degrado o peggio di terrorismo e criminalità.
-Limitare la libertà di opinione espressa su internet attraverso appositi filtri regolamentari.
-Istituzione di un “Gran Giurì che garantisca la correttezza dell'informazione”.
In pratica, secondo la Commissione presieduta dalla Boldrini dovrà essere un'entità superiore a determinare cosa sia vero o falso, cosa sia giusto scrivere o no, cosa debba essere oscurato su internet, cosa gli italiani debbano pensare o meno. Tu scrivi cose che non sono condivise dall'autorità? Bene, allora sei uno che sparge odio, sei uno xenofobo, un razzista, un propagatore di menzogne.
-L'informazione non corretta conduce alla violenza, all'odio, al razzismo, alla xenofobia. Per evitare tali fenomeni è fondamentale disciplinare l'informazione secondo le regole imposte da un'autorità superiore.
Tuttavia, al di là di queste conclusioni condivisibili o no la lettura dell'intera relazione mi ha condotto a formulare un'amara considerazione. L'intero studio è impregnato proprio di quella forma di intolleranza che, nel suo scopo originario, vorrebbe debellare.
Io penso che in queste centotrenta pagine con il marchio del Parlamento ci sia l'evidenza di una discriminazione verso gli Italiani e la loro tradizione storico-culturale, quella cristiana. Non a caso la parte centrale dello studio “esamina in riferimento alla situazione italiana le cause e le forme del linguaggio e azioni d'odio, nelle loro varie manifestazioni, sessismo, omofobia e transfobia, razzismo, xenofobia, antigitanismo, antisemitismo, islamofobia, ostilità contro le persone con disabilità, bullismo.” E la cristianofobia? Dimenticata? A dir la verità, a pagina venti se ne fa un breve cenno, ma solo per specificare che il termine “non sembra rispondere adeguatamente né ai casi esaminati né, più in generale, alla realtà europea.” (Sic!)
Quindi, se in Italia un fedele della religione islamica si lamentasse per la presenza di un crocifisso o per canti di natale o per altre rappresentazioni della fede cristiana potrebbe farlo liberamente senza esser tacciato di cristianofobia (ed è successo); viceversa, se durante una lezione scolastica un professore evidenziasse aspetti critici sulla religione di Maometto scatterebbe immediatamente l'allarme con accuse di islamofobia (ed è successo).
Ma come! Si vuole operare per eliminare l'odio, qualsiasi forma di discriminazione verso le donne, gli omosessuali, i fedeli di altri credi religiosi e non si può esaminare con spirito critico una fede come quella islamica che ha nel suo Dna l'evidente intolleranza e xenofobia proprio verso quei soggetti? Mi sa che la verità viene capovolta, manipolata, inquinata da fenomeni che nulla hanno a che vedere con l'autonoma capacità di pensare. Ma davvero io sarei un portatore d'odio soltanto perché commento fatti storici?
Mi sono stancato di sentire sempre la stessa solfa. Io ho il diritto, come qualsiasi essere umano pensante, di esprimere liberamente la mia opinione - soprattutto se critica - verso una credenza, una cultura, un libro, una religione. Cosa significa, per esempio: devo rispettare il Corano o Maometto. Che non posso parlare del contenuto del libro o del vissuto storico del fondatore della religione islamica? E perché? Perché sono intellettualmente inferiore? Perché, altrimenti, i musulmani si offendono? Perché sarei subito tacciato di islamofobia? Cioè, se dovessi leggere il Corano (cosa che ho fatto) non potrei elaborare un'autonoma idea sul contenuto del suo insegnamento? Cioè, se dovessi studiare il reale vissuto di Maometto (cosa che ho fatto) non potrei valutare la sua concreta natura? Ma stiamo scherzando? Più volte ho scritto come una ristretta élite di potere economico, con la fattiva collaborazione della classe politica, ci ha già privato della sovranità monetaria e della futura felicità dei nostri figli; ora si aggiungerebbe il fatto che finti benpensanti vorrebbero privarci della sovranità sul nostro cervello? Io penso che questo sia l'atteggiamento da considerare “Intollerante”. Considero sacra la vita così come considero sacra la mia libertà di essere critico verso quelle credenze di cui non apprezzo i valori e gli insegnamenti.
Se una religione fosse basata sul male sarebbe pazzesco non evidenziarlo per evitare di offendere coloro che seguono quella fede ed essere accusati di una qualche forma di discriminazione.
Non è privando l'uomo della sua libertà di opinione, del suo libero arbitrio, che si riduce l'odio. Anzi, io ritengo che i conflitti si sviluppano quando un gruppo di persone si ritiene l'unico depositario della verità e vuole obbligare chi non la pensa allo stesso modo ad assoggettarsi a quel credo.
La relazione della Commissione presieduta dalla Boldrini indica come una falsa rappresentazione o uno stereotipo il pensiero di ben oltre il cinquanta per cento degli italiani che afferma:
“un quartiere si degrada quando ci sono molti immigrati.”
“L'aumento degli immigrati favorisce il diffondersi del terrorismo e della criminalità.”
Bene, prima di considerare la maggioranza degli italiani come intolleranti, discriminatori, razzisti, ignoranti e novelli untori perché non si è fatto uno sforzo per capire se dietro quelle amare conclusioni ci fossero tragiche verità?
E se la maggioranza degli italiani avesse ragione? E se la ben nota generosità, ospitalità e tolleranza del popolo si fosse persa nei meandri oscuri di politiche che hanno favorito la disoccupazione, l'incremento iniquo delle tasse, l'aumento della povertà, dei clandestini, della microcriminalità e del disagio sociale?
Non è per caso che chi ha visto l'odio negli occhi degli italiani ha solo osservato il suo riflesso nello specchio dell'ipocrisia?
Io penso che larga parte del popolo italiano non è presente nella piramide dell'odio, bensì in quella dell'infelicità.

Alfred B. Revenge






mercoledì 26 luglio 2017

"Liberté, Egalité, Fraternité"

Leggendo l'articolo di Repubblica sotto riportato mi sono venute in mente tre parole:
Liberté, Egalité, Fraternité! Libertà, Uguaglianza, Fratellanza!
Questo è il famoso motto che ci ha donato la rivoluzione francese.
Dobbiamo essere grati ai cugini d'oltralpe di questa eredità.
“Libertà”: il potere di fare ciò che non danneggia i diritti altrui.
“Uguaglianza”: la legge uguale per tutti.
“Fratellanza”: non fare agli altri ciò che non si vorrebbe fatto a se stessi.
Che dire di fronte a principi di tale valore? Nulla, se non ringraziare la vicina Francia che sicuramente li segue con particolare vigore. Per esempio, si veda anche la notizia pubblicata oggi da alcuni quotidiani circa lo stop del presidente Macron alla regolare acquisizione dei cantieri francesi STX da parte dell'azienda italiana Fincantieri. In sostanza il numero uno dell'Eliseo vuole modificare accordi e contratti già siglati in quanto non ritenuti vantaggiosi per la Francia. Questa sì che si chiama coerenza; quando sono i transalpini a fare man bassa di aziende italiane nessun problema, nel caso inverso scintille a non finire. Questa è la vera applicazione del principio: non fare agli altri ciò che non si vorrebbe fatto a se stessi.
D'altronde la Francia ha solide tradizioni per la coerenza con cui ha sempre applicato la “Libertà” e la “Fratellanza” alle sue colonie in Africa. Non ho inserito il termine “ex” in quanto non corrisponderebbe al vero. Infatti, la grandeur francese trova la sua più efficace manifestazione nello sfruttamento di numerosi Paesi africani, tra i più ricchi per risorse minerarie ed energetiche, ma, stranamente, tra i più poveri al mondo.
Al riguardo riporto alcuni passi tratti dal mio ultimo romanzo “Da Servo A Padrone”:
“Le nazioni africane ex colonie francesi solo formalmente hanno raggiunto l'indipendenza, nella realtà sono ancora sottomesse alla Francia in virtù di precisi accordi di cooperazione che minano alla base qualsiasi possibilità di avere una libera politica economica e sociale. Questi stati in apparenza sovrani sono incatenati al volere francese sulla moneta, sul sistema educativo, sull'apparato militare e sulle preferenze commerciali. Questi stati sono, oltre al Burkina Faso, il Benin, la Costa d'Avorio, la Guinea-Bissau, il Mali, il Niger, il Senegal, il Togo, il Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica del Congo, il Gabon, la Guinea Equatoriale, il Ciad e le Isole Comore.”
“L'autorevole ex presidente francese, Jacques Chirac, dichiarò:
Dobbiamo essere onesti e riconoscere che una grande parte del denaro nelle nostre banche provengono proprio dallo sfruttamento del continente africano.”
“Non molto tempo fa su incarico del presidente francese Hollande un gruppo di esperti, guidato dal deputato socialista Philippe Baumel, redasse uno studio approfondito sulle attività nei domini africani, più nota come France-Afrique, per verificare quanto ancora fosse influente il contributo delle ex colonie, si fa per dire ex. Alla prima stesura della relazione indipendente, Hollande diede ordine di modificarla in gran fretta perché ritenuta troppo compromettente visto che indicava tra l'altro: le operazioni militari hanno completamente sostituito una politica di sviluppo lungimirante.”
“La Francia è una democrazia che ha condotto Paesi dell'Africa verso livelli intollerabili di disoccupazione, sfruttamento e povertà. Una democrazia miope che ha portato le sue banche e le multinazionali come la Total, l'Orange, l'Areva ad assorbire le ricchezze naturali delle nazioni africane distruggendo senza alcuna pietà la natura e il suo delicato equilibrio ambientale.
E dirò di più, le aziende francesi sono riuscite a mantenere le loro posizioni grazie alla forza, alla prepotenza, alle armi usate dal governo di turno per soffocare qualsiasi moto di ribellione. Se non fosse stato così non avrebbero retto l'impatto di concorrenti stranieri.”
Nell'articolo di Repubblica si parla del Niger quale fornitore di uranio e come snodo cruciale per i trafficanti di merce umana. Tutto vero, solo una piccola osservazione sull'uranio.
Qualcuno si è mai chiesto come la Francia sia l'unica al mondo ad avere una produzione nucleare capace di coprire quasi l'ottanta per cento del proprio fabbisogno di energia elettrica? Come sia stata in grado di realizzare ben cinquantotto reattori nucleari? Come sia riuscita ad essere il primo esportatore al mondo di energia elettrica?
Semplice, impadronendosi delle riserve di uranio presenti in Niger, tra i principali produttori del pianeta. Come mai allora quel Paese è tra i più poveri al mondo?
Risposta tratta dal romanzo “Da Servo A Padrone” che evidenzia i sacri principi di Liberté e Fraternité.
“Dal 1973 l'uranio estratto in Niger viene comprato dalla società Areva, quella che poi gestisce tutte le centrali nucleari in Francia. E guarda caso il prezzo di acquisto è sempre stato meno della metà di quello normale di mercato. E quando sono fioccate le proteste contro questo evidente sfruttamento, ecco lì che spuntava efficiente come sempre l'esercito francese pronto a proteggere i sacri interessi schiavisti della nazione. Pensare che il bilancio dell'Areva è il doppio di tutto il Pil del Niger. Pensare che in oltre quarant'anni, la Francia ha succhiato il sangue dal Niger senza costruire neanche un piccolo capanno da destinare a una scuola.”
Ma non è finita qui. I vincoli a cui sono sottoposte le amate ex, si fa sempre per dire, colonie francesi si sviluppano in altri ambiti; dal diritto di prelazione su tutte le risorse naturali al diritto di fornire in esclusiva attrezzature militari, dall'imposizione del francese come lingua ufficiale all'obbligo di tenere il sessantacinque per cento delle riserve in valuta estera presso il Tesoro francese oltre ad un ulteriore venti per cento per la copertura delle passività finanziarie. Ed è proprio quest'ultima situazione che mostra in tutta la sua forza il crudele cinismo dei governi francesi che sottolineo riportando un breve passo sempre tratto dal mio romanzo “Da Servo A Padrone”.
“In pratica, l'ottantacinque per cento delle riserve non sono nella disponibilità del reale proprietario, bensì del novello negriero; non a caso, se un governo di una qualsiasi nazione volesse utilizzare il proprio denaro può farlo entro il limite del quindici per cento in un anno. Oltre questa percentuale il Paese di turno dovrà prenderlo in prestito da chi designerà la Banca di Francia, ovviamente pagando i tassi di mercato. La Francia si arroga il diritto di impossessarsi dei quattrini prodotti dal lavoro umano nelle ex colonie africane e poi di fatto lo concede in prestito facendo pagare pure gli interessi. Questo ricorda i recenti meccanismi inseriti in istituzioni finanziarie volute dall'Unione Europea per aiutare con l'inganno le nazioni messe in difficoltà dalla loro stessa diabolica politica economica.”
E ancora.
“Da quando sono iniziate queste trasfusioni sono entrate nelle casse della Banca di Francia oltre cinquecento miliardi di dollari, gestite in piena autonomia dall'istituto centrale.”
E la cosa ancor più straordinaria è che i profitti dalla gestione di questa massa enorme di quattrini non sono comunicati ai proprietari dei fondi, cioè gli Stati africani ancora assoggettati al giogo francese. E' proprio vero, la Francia è ricca grazie allo sfruttamento del continente africano.
Penso che rimanere stupefatti è dire poco.
“Uno Stato europeo che si dichiara democratico applica una nuova forma di colonialismo, quello più subdolo e maligno; soffoca le popolazioni di stati africani, già macellate nel passato, attraverso una prigionia di tipo monetario.” (dal romanzo Da Servo A Padrone).
La Francia ha i suoi militari nel Niger come in altre nazioni africane, fa tranquillamente transitare i negrieri con il loro carico di merce umana, conosce molto bene la destinazione finale di questa massa di esseri umani, distrugge la Libia per la sua eterna voglia di grandeur e sorride all'Italia sapendo di prenderla lì dove la schiena cambia il riverito nome.


Alfred B. Revenge