domenica 20 agosto 2017

"La Fortuna di un Migrante Pedofilo"

Alcuni giorni fa su alcuni quotidiani è uscita la notizia di uno stupro in provincia di Reggio Emilia avvenuto il dieci luglio su un disabile di tredici anni da parte di un pakistano richiedente asilo (termine lessicale utilizzato negli articoli che sta a indicare una persona entrata in Italia senza visto e che ha inoltrato una richiesta di asilo). Questo migrante di ventun anni ha trascinato il piccolo disabile in campagna e lo ha brutalmente violentato. Il pakistano, dopo l'arresto ha confessato la violenza dichiarando che il bambino era “consenziente”.
Dopo l'interrogatorio di garanzia il giudice per le indagini preliminari, nonostante la procura avesse chiesto la custodia in carcere per violenza sessuale aggravata, ha rimesso in libertà il pakistano con la seguente motivazione così come indicata sul quotidiano “Libero” del diciannove agosto: “il luogo in cui vive l'accusato è facilmente controllabile. Inoltre non esisterebbe il pericolo di fuga poiché avrebbe (il pakistano) già confessato il suo reato e in quanto richiedente asilo, se facesse qualcosa di arrischiato, come il darsi alla fuga, rischierebbe il rimpatrio. Tutti motivi, quindi, per lasciarlo a piede libero.” (Sic!)
A parte il personale sbigottimento per una decisione presa con quelle motivazioni rilevo da una notizia del trentuno maggio su “Tgcom24” che per lo stesso reato: “un tribunale del Kuwait ha condannato a morte sette giovani uomini per aver rapito e stuprato un ragazzo di tredici anni che soffre di disabilità mentale.”
Quindi, questo migrante pakistano è stato fortunato, molto fortunato. In Italia ha potuto tranquillamente violentare un piccolo disabile di tredici anni rimanendo libero poiché mai (secondo il giudice) fuggirebbe per ritornare nella sua amata patria, mentre se sbadatamente avesse abusato di un minorenne della stessa età e nelle identiche condizioni fisico-mentali in un Paese a fede islamica si sarebbe ritrovato con la testa sotto una luccicante mannaia.
E' proprio vero, l'Italia è una nazione molto accogliente; consente a un soggetto entrato irregolarmente di stuprare un ragazzino disabile di tredici anni senza timore di entrare in carcere perché le sue condizioni di “richiedente asilo” e “reo confesso” gli permettono di poggiare la testa su un comodo cuscino di casa e non su un ruvido ceppo.

Alfred B. Revenge




sabato 29 luglio 2017

"La Piramide dell'Odio"

La Commissione sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio (intitolata a Jo Cox) presieduta dal Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini ha approvato il sei luglio di quest'anno la relazione finale, dopo quattordici mesi di lavoro. Giornalisti e politici hanno commentato nei giorni scorsi il contenuto del lavoro, soprattutto quello riportato in una sorta di libretto riassuntivo dal titolo “La piramide dell'Odio in Italia”. Per farmi un'idea autonoma sull'argomento ho letto l'intero dossier di centotrenta pagine della relazione finale pubblicata dalla Camera dei Deputati.
Il risultato, sicuramente oneroso per le casse dello Stato, ha partorito alcuni concetti del tipo:
-Gli Italiani hanno idee sbagliate perché fondate sull'ignoranza, ecco la ragione per cui è necessario intervenire con processi educativi che in sostanza vadano a limitare la libertà di espressione. Singolare è lo sforzo riportato nel capitolo II, una quindicina di pagine, con il censimento delle “parole per ferire” circolanti in Italia. Per esempio, un elenco di “parole o accezioni evocanti stereotipi negativi” usate per offendere una persona straniera: “beduino” per dare dell'incivile, “crucco” nomignolo affibbiato ai soldati tedeschi, “giudeo” per additare l'ebreo, “guascone” per indicare uno spaccone, “meticcio” per indicare il nato da genitori di razza diversa, e così via. Particolare enfasi ho notato nei paragrafi relativi “all'ingegnosità linguistica creativa, popolare e semicolta in rapporto agli apparati sessuali maschili e femminili”
-Nel cervello degli Italiani persiste lo stereotipo dell'immigrato quale causa di degrado o peggio di terrorismo e criminalità.
-Limitare la libertà di opinione espressa su internet attraverso appositi filtri regolamentari.
-Istituzione di un “Gran Giurì che garantisca la correttezza dell'informazione”.
In pratica, secondo la Commissione presieduta dalla Boldrini dovrà essere un'entità superiore a determinare cosa sia vero o falso, cosa sia giusto scrivere o no, cosa debba essere oscurato su internet, cosa gli italiani debbano pensare o meno. Tu scrivi cose che non sono condivise dall'autorità? Bene, allora sei uno che sparge odio, sei uno xenofobo, un razzista, un propagatore di menzogne.
-L'informazione non corretta conduce alla violenza, all'odio, al razzismo, alla xenofobia. Per evitare tali fenomeni è fondamentale disciplinare l'informazione secondo le regole imposte da un'autorità superiore.
Tuttavia, al di là di queste conclusioni condivisibili o no la lettura dell'intera relazione mi ha condotto a formulare un'amara considerazione. L'intero studio è impregnato proprio di quella forma di intolleranza che, nel suo scopo originario, vorrebbe debellare.
Io penso che in queste centotrenta pagine con il marchio del Parlamento ci sia l'evidenza di una discriminazione verso gli Italiani e la loro tradizione storico-culturale, quella cristiana. Non a caso la parte centrale dello studio “esamina in riferimento alla situazione italiana le cause e le forme del linguaggio e azioni d'odio, nelle loro varie manifestazioni, sessismo, omofobia e transfobia, razzismo, xenofobia, antigitanismo, antisemitismo, islamofobia, ostilità contro le persone con disabilità, bullismo.” E la cristianofobia? Dimenticata? A dir la verità, a pagina venti se ne fa un breve cenno, ma solo per specificare che il termine “non sembra rispondere adeguatamente né ai casi esaminati né, più in generale, alla realtà europea.” (Sic!)
Quindi, se in Italia un fedele della religione islamica si lamentasse per la presenza di un crocifisso o per canti di natale o per altre rappresentazioni della fede cristiana potrebbe farlo liberamente senza esser tacciato di cristianofobia (ed è successo); viceversa, se durante una lezione scolastica un professore evidenziasse aspetti critici sulla religione di Maometto scatterebbe immediatamente l'allarme con accuse di islamofobia (ed è successo).
Ma come! Si vuole operare per eliminare l'odio, qualsiasi forma di discriminazione verso le donne, gli omosessuali, i fedeli di altri credi religiosi e non si può esaminare con spirito critico una fede come quella islamica che ha nel suo Dna l'evidente intolleranza e xenofobia proprio verso quei soggetti? Mi sa che la verità viene capovolta, manipolata, inquinata da fenomeni che nulla hanno a che vedere con l'autonoma capacità di pensare. Ma davvero io sarei un portatore d'odio soltanto perché commento fatti storici?
Mi sono stancato di sentire sempre la stessa solfa. Io ho il diritto, come qualsiasi essere umano pensante, di esprimere liberamente la mia opinione - soprattutto se critica - verso una credenza, una cultura, un libro, una religione. Cosa significa, per esempio: devo rispettare il Corano o Maometto. Che non posso parlare del contenuto del libro o del vissuto storico del fondatore della religione islamica? E perché? Perché sono intellettualmente inferiore? Perché, altrimenti, i musulmani si offendono? Perché sarei subito tacciato di islamofobia? Cioè, se dovessi leggere il Corano (cosa che ho fatto) non potrei elaborare un'autonoma idea sul contenuto del suo insegnamento? Cioè, se dovessi studiare il reale vissuto di Maometto (cosa che ho fatto) non potrei valutare la sua concreta natura? Ma stiamo scherzando? Più volte ho scritto come una ristretta élite di potere economico, con la fattiva collaborazione della classe politica, ci ha già privato della sovranità monetaria e della futura felicità dei nostri figli; ora si aggiungerebbe il fatto che finti benpensanti vorrebbero privarci della sovranità sul nostro cervello? Io penso che questo sia l'atteggiamento da considerare “Intollerante”. Considero sacra la vita così come considero sacra la mia libertà di essere critico verso quelle credenze di cui non apprezzo i valori e gli insegnamenti.
Se una religione fosse basata sul male sarebbe pazzesco non evidenziarlo per evitare di offendere coloro che seguono quella fede ed essere accusati di una qualche forma di discriminazione.
Non è privando l'uomo della sua libertà di opinione, del suo libero arbitrio, che si riduce l'odio. Anzi, io ritengo che i conflitti si sviluppano quando un gruppo di persone si ritiene l'unico depositario della verità e vuole obbligare chi non la pensa allo stesso modo ad assoggettarsi a quel credo.
La relazione della Commissione presieduta dalla Boldrini indica come una falsa rappresentazione o uno stereotipo il pensiero di ben oltre il cinquanta per cento degli italiani che afferma:
“un quartiere si degrada quando ci sono molti immigrati.”
“L'aumento degli immigrati favorisce il diffondersi del terrorismo e della criminalità.”
Bene, prima di considerare la maggioranza degli italiani come intolleranti, discriminatori, razzisti, ignoranti e novelli untori perché non si è fatto uno sforzo per capire se dietro quelle amare conclusioni ci fossero tragiche verità?
E se la maggioranza degli italiani avesse ragione? E se la ben nota generosità, ospitalità e tolleranza del popolo si fosse persa nei meandri oscuri di politiche che hanno favorito la disoccupazione, l'incremento iniquo delle tasse, l'aumento della povertà, dei clandestini, della microcriminalità e del disagio sociale?
Non è per caso che chi ha visto l'odio negli occhi degli italiani ha solo osservato il suo riflesso nello specchio dell'ipocrisia?
Io penso che larga parte del popolo italiano non è presente nella piramide dell'odio, bensì in quella dell'infelicità.

Alfred B. Revenge






mercoledì 26 luglio 2017

"Liberté, Egalité, Fraternité"

Leggendo l'articolo di Repubblica sotto riportato mi sono venute in mente tre parole:
Liberté, Egalité, Fraternité! Libertà, Uguaglianza, Fratellanza!
Questo è il famoso motto che ci ha donato la rivoluzione francese.
Dobbiamo essere grati ai cugini d'oltralpe di questa eredità.
“Libertà”: il potere di fare ciò che non danneggia i diritti altrui.
“Uguaglianza”: la legge uguale per tutti.
“Fratellanza”: non fare agli altri ciò che non si vorrebbe fatto a se stessi.
Che dire di fronte a principi di tale valore? Nulla, se non ringraziare la vicina Francia che sicuramente li segue con particolare vigore. Per esempio, si veda anche la notizia pubblicata oggi da alcuni quotidiani circa lo stop del presidente Macron alla regolare acquisizione dei cantieri francesi STX da parte dell'azienda italiana Fincantieri. In sostanza il numero uno dell'Eliseo vuole modificare accordi e contratti già siglati in quanto non ritenuti vantaggiosi per la Francia. Questa sì che si chiama coerenza; quando sono i transalpini a fare man bassa di aziende italiane nessun problema, nel caso inverso scintille a non finire. Questa è la vera applicazione del principio: non fare agli altri ciò che non si vorrebbe fatto a se stessi.
D'altronde la Francia ha solide tradizioni per la coerenza con cui ha sempre applicato la “Libertà” e la “Fratellanza” alle sue colonie in Africa. Non ho inserito il termine “ex” in quanto non corrisponderebbe al vero. Infatti, la grandeur francese trova la sua più efficace manifestazione nello sfruttamento di numerosi Paesi africani, tra i più ricchi per risorse minerarie ed energetiche, ma, stranamente, tra i più poveri al mondo.
Al riguardo riporto alcuni passi tratti dal mio ultimo romanzo “Da Servo A Padrone”:
“Le nazioni africane ex colonie francesi solo formalmente hanno raggiunto l'indipendenza, nella realtà sono ancora sottomesse alla Francia in virtù di precisi accordi di cooperazione che minano alla base qualsiasi possibilità di avere una libera politica economica e sociale. Questi stati in apparenza sovrani sono incatenati al volere francese sulla moneta, sul sistema educativo, sull'apparato militare e sulle preferenze commerciali. Questi stati sono, oltre al Burkina Faso, il Benin, la Costa d'Avorio, la Guinea-Bissau, il Mali, il Niger, il Senegal, il Togo, il Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica del Congo, il Gabon, la Guinea Equatoriale, il Ciad e le Isole Comore.”
“L'autorevole ex presidente francese, Jacques Chirac, dichiarò:
Dobbiamo essere onesti e riconoscere che una grande parte del denaro nelle nostre banche provengono proprio dallo sfruttamento del continente africano.”
“Non molto tempo fa su incarico del presidente francese Hollande un gruppo di esperti, guidato dal deputato socialista Philippe Baumel, redasse uno studio approfondito sulle attività nei domini africani, più nota come France-Afrique, per verificare quanto ancora fosse influente il contributo delle ex colonie, si fa per dire ex. Alla prima stesura della relazione indipendente, Hollande diede ordine di modificarla in gran fretta perché ritenuta troppo compromettente visto che indicava tra l'altro: le operazioni militari hanno completamente sostituito una politica di sviluppo lungimirante.”
“La Francia è una democrazia che ha condotto Paesi dell'Africa verso livelli intollerabili di disoccupazione, sfruttamento e povertà. Una democrazia miope che ha portato le sue banche e le multinazionali come la Total, l'Orange, l'Areva ad assorbire le ricchezze naturali delle nazioni africane distruggendo senza alcuna pietà la natura e il suo delicato equilibrio ambientale.
E dirò di più, le aziende francesi sono riuscite a mantenere le loro posizioni grazie alla forza, alla prepotenza, alle armi usate dal governo di turno per soffocare qualsiasi moto di ribellione. Se non fosse stato così non avrebbero retto l'impatto di concorrenti stranieri.”
Nell'articolo di Repubblica si parla del Niger quale fornitore di uranio e come snodo cruciale per i trafficanti di merce umana. Tutto vero, solo una piccola osservazione sull'uranio.
Qualcuno si è mai chiesto come la Francia sia l'unica al mondo ad avere una produzione nucleare capace di coprire quasi l'ottanta per cento del proprio fabbisogno di energia elettrica? Come sia stata in grado di realizzare ben cinquantotto reattori nucleari? Come sia riuscita ad essere il primo esportatore al mondo di energia elettrica?
Semplice, impadronendosi delle riserve di uranio presenti in Niger, tra i principali produttori del pianeta. Come mai allora quel Paese è tra i più poveri al mondo?
Risposta tratta dal romanzo “Da Servo A Padrone” che evidenzia i sacri principi di Liberté e Fraternité.
“Dal 1973 l'uranio estratto in Niger viene comprato dalla società Areva, quella che poi gestisce tutte le centrali nucleari in Francia. E guarda caso il prezzo di acquisto è sempre stato meno della metà di quello normale di mercato. E quando sono fioccate le proteste contro questo evidente sfruttamento, ecco lì che spuntava efficiente come sempre l'esercito francese pronto a proteggere i sacri interessi schiavisti della nazione. Pensare che il bilancio dell'Areva è il doppio di tutto il Pil del Niger. Pensare che in oltre quarant'anni, la Francia ha succhiato il sangue dal Niger senza costruire neanche un piccolo capanno da destinare a una scuola.”
Ma non è finita qui. I vincoli a cui sono sottoposte le amate ex, si fa sempre per dire, colonie francesi si sviluppano in altri ambiti; dal diritto di prelazione su tutte le risorse naturali al diritto di fornire in esclusiva attrezzature militari, dall'imposizione del francese come lingua ufficiale all'obbligo di tenere il sessantacinque per cento delle riserve in valuta estera presso il Tesoro francese oltre ad un ulteriore venti per cento per la copertura delle passività finanziarie. Ed è proprio quest'ultima situazione che mostra in tutta la sua forza il crudele cinismo dei governi francesi che sottolineo riportando un breve passo sempre tratto dal mio romanzo “Da Servo A Padrone”.
“In pratica, l'ottantacinque per cento delle riserve non sono nella disponibilità del reale proprietario, bensì del novello negriero; non a caso, se un governo di una qualsiasi nazione volesse utilizzare il proprio denaro può farlo entro il limite del quindici per cento in un anno. Oltre questa percentuale il Paese di turno dovrà prenderlo in prestito da chi designerà la Banca di Francia, ovviamente pagando i tassi di mercato. La Francia si arroga il diritto di impossessarsi dei quattrini prodotti dal lavoro umano nelle ex colonie africane e poi di fatto lo concede in prestito facendo pagare pure gli interessi. Questo ricorda i recenti meccanismi inseriti in istituzioni finanziarie volute dall'Unione Europea per aiutare con l'inganno le nazioni messe in difficoltà dalla loro stessa diabolica politica economica.”
E ancora.
“Da quando sono iniziate queste trasfusioni sono entrate nelle casse della Banca di Francia oltre cinquecento miliardi di dollari, gestite in piena autonomia dall'istituto centrale.”
E la cosa ancor più straordinaria è che i profitti dalla gestione di questa massa enorme di quattrini non sono comunicati ai proprietari dei fondi, cioè gli Stati africani ancora assoggettati al giogo francese. E' proprio vero, la Francia è ricca grazie allo sfruttamento del continente africano.
Penso che rimanere stupefatti è dire poco.
“Uno Stato europeo che si dichiara democratico applica una nuova forma di colonialismo, quello più subdolo e maligno; soffoca le popolazioni di stati africani, già macellate nel passato, attraverso una prigionia di tipo monetario.” (dal romanzo Da Servo A Padrone).
La Francia ha i suoi militari nel Niger come in altre nazioni africane, fa tranquillamente transitare i negrieri con il loro carico di merce umana, conosce molto bene la destinazione finale di questa massa di esseri umani, distrugge la Libia per la sua eterna voglia di grandeur e sorride all'Italia sapendo di prenderla lì dove la schiena cambia il riverito nome.


Alfred B. Revenge













giovedì 20 luglio 2017

"Il Sogno"

Stanotte ho sognato che il capo della polizia italiana rivolgeva il seguente appello in TV a reti unificate:
“Chiedo aiuto! Chiedo aiuto alle autorità di governo e a tutti i cittadini. Le forze di polizia non riescono più a far rispettare le leggi. I rifugiati sono talmente privi di rispetto che, se dovessero essere tagliati i soldi che vengono elargiti in cambio di nulla, l'Italia si ritroverebbe rapidamente nel caos totale. I rifugiati diventerebbero violenti e andrebbero a cercare tutto il possibile da altre parti.”
Che sogno strano e inquietante. Mi chiedo come mai il cervello sia giunto a elaborare un tale pensiero onirico. Che sta passando nella mente?
Ah, ecco! Finalmente un cassetto della memoria si è aperto consentendo di scoprire l'arcano. Diversi giorni fa lessi la seguente notizia su “Armstrong Economics” che, evidentemente, ha lasciato traccia nei miei neuroni.
“Il commissario della polizia nazionale svedese, Dan Eliasson, ha parlato alla televisione nazionale, chiedendo aiuto. Ha messo tutti in guardia perché le forze di polizia svedesi non riescono più a far rispettare la legge. I rifugiati sono talmente privi di rispetto che, se dovessero essere tagliati i soldi che vengono elargiti loro in cambio del nulla, la Svezia si ritroverebbe rapidamente nel caos totale. I rifugiati diventerebbero violenti e andrebbero a cercare tutto il possibile da altre parti. Quando la polizia si esprime così chiaramente e chiede aiuto, è evidente che c'è qualcosa di grosso che non va”.
Per fortuna che il mio era solo un sogno, L'Italia è lontana dalla Svezia e dai suoi gravi problemi di ordine pubblico causati dal fenomeno immigrazione. Nel nostro Paese va tutto bene e i pochi clandestini sono pieni di rispetto. Non a caso ieri il ministro degli interni Marco Minniti, rispondendo a una interrogazione parlamentare, ha dichiarato (fonte: Adnkronos): “Né il ministro degli interni né il governo ritengono che sussistano le condizioni per dichiarare lo stato di emergenza”. Infatti, i suoi recenti viaggi in Europa non sono stati effettuati per chiedere aiuto circa gli sbarchi di migranti economici sulle nostre coste bensì solo per augurare buone vacanze ai colleghi politici internazionali.
Uhm, forse devo controllare il mio stato di veglia.

Alfred B. Revenge




sabato 15 luglio 2017

"Vergogna!"

Non passa giorno senza notizie incredibili fornite dalla nostra classe politica.
Tre giorni fa Paolo Gentiloni, presidente del consiglio dei ministri, e Pier Carlo Padoan, ministro dell'economia, hanno esultato per il contenuto della lettera sui conti pubblici italiani appena ricevuta da Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, rispettivamente vice presidente della commissione europea e commissario agli affari economici. Su tutti i mass media è stato sottolineato dai nostri massimi rappresentanti: “E una buona notizia.”
Davvero? Meravigliato da una tale scoppio di generosità da parte della commissione europea mi son preso la briga di trovare il testo di questa lettera per godere anch'io di tanta munificenza.
In pratica i commissari europei hanno risposto a una richiesta del nostro ministro Padoan di correggere i conti 2018 con una percentuale più contenuta rispetto al Pil in nome della flessibilità.
Devo confessare, purtroppo, che ho fallito nel tentativo di condividere il piacere evidenziato dai politici e media. Pazienza, sarà la mia cronica incapacità di chinarmi per agevolare l'ingresso a chi tenta di spacciare l'inganno come impegno nobile verso il popolo.
Ma quale buona notizia. La lettera è un concentrato di arroganza e sopraffazione mascherato dal consueto linguaggio criptato di tecnocrati-banchieri. Per non portarla alla lunga, i commissari (mai eletti dalla gente) affermano che vi sarebbe una disponibilità di venire incontro alla richiesta italiana purché non si alteri l'obiettivo della parità di bilancio (presente nel letale accordo che porta il nome di “Fiscal Compact”) e che venga assicurata (si noti il termine) la riduzione del debito pubblico e della spesa primaria.
Ma come? Renzi e compagni dichiarano di voler mandare in naftalina il “Fiscal Compact” eppure tra la commissione europea e il nostro ministero economico si parla apertamente dell'obiettivo primario della parità di bilancio. D'altronde, l'ordine impartito nella lettera con le “buone notizie” è quello di ridurre la spesa primaria, cioè i costi sostenuti dallo Stato per coprire i bisogni primari dei cittadini: istruzione, sanità, welfare e assistenza. Quindi, in soldoni; i generosi commissari di cui neanche conosciamo i volti dicono che potrebbero valutare di donarci una piccola zolletta di zucchero a condizione che non si sgarri sulle regole base dell'austerità quali, ad esempio, i tagli vigorosi alla spesa sociale. Per non parlare della riduzione del debito pubblico che, con una moneta come l'euro basata sul debito, risulta praticamente impossibile da realizzare se non al prezzo di privatizzare (cioè svendere ai soliti noti della classe elitaria) l'intero patrimonio del Paese, compresa l'acqua e l'aria necessaria alla vita di noi poveri mortali.
Vergogna!
I rappresentanti del governo italiano continuano a genuflettersi di fronte ai burocrati europei e tentano di far spacciare per buone notizie persino lettere che annunciano prossime sventure.
Ma non è finita qui. Per caso ho letto due giorni fa una notizia apparsa sull'agenzia di stampa Adnkronos e pochi altri quotidiani che mi ha lasciato di stucco. Ho cercato di controllare se fosse autentica e mi sembra, purtroppo, che corrisponda al vero. In sintesi, il ministero degli interni ha presentato ai rappresentanti delle regioni italiane il “piano nazionale integrazione per i titolari di protezione internazionale” che ha come obiettivi:
-bandire espressioni come “migranti illegali” o “clandestini” in quanto rinforzerebbero i pregiudizi contro i migranti, alimenterebbero i sentimenti di paura e insicurezza gettando una luce negativa sull'accoglienza, ostacolerebbero il processo di integrazione favorendo i conflitti sociali
-realizzare un percorso anche di tipo formativo che giunga a realizzare un islam italiano in un Paese dove regna la libertà di culto
-l'affermazione del concetto che i migranti consentono il pagamento delle pensioni agli italiani per cui dovrebbero ottenere priorità nell'assegnazione di lavoro e di case popolari.
Se davvero il governo intendesse far approvare un documento del genere allora bisogna giungere alla conclusione che l'impazzimento è giunto al punto di non ritorno.
Da un lato si vuole stuprare la lingua italiana censurando termini chiari che identificano con precisione un problema, dall'altro si vuol costruire una forma di intolleranza e discriminazione verso gli stessi italiani. Noi tutti, cittadini del Paese culla della cultura occidentale, dobbiamo dire grazie ai migranti per i soldi delle pensioni e farci da parte per favorirli nel lavoro e la casa. Noi Italiani dobbiamo metterci in un angolino e accettare un'involuzione sociale ed etnica imposta da coloro che abbiamo eletto quali nostri fedeli e integerrimi rappresentanti.
Ci sarebbe da scoppiare in una gran risata se non fosse così maledettamente drammatico e vergognoso constatare l'applicazione di una forma di razzismo governativo a danno degli italiani.
Mi stanno sorgendo due atroci dubbi.
Il primo, ma non è che a una buona parte di noi piace questa situazione? Chissà, forse ci interessa mantenere in piedi questa classe politica perché consente lo sviluppo di profitti diversamente non realizzabili. Penso al lavoro in nero, al business dell'accoglienza, alle strutture alberghiere convertite al nuovo affare, all'incremento delle attività per le Ong e a tutto quanto giri intorno a questo commercio della carne umana inclusi i fenomeni legati alla sfera della criminalità.
Il secondo, che alcune ipotesi recentemente emerse alla ribalta della cronaca non siano poi così tanto insensate. Ma non è che gli ultimi governi, consapevoli di tutti i casini che sarebbero emersi con l'applicazione di trattati come il fiscal compact, si sono mossi con l'intento di far invadere la nostra Nazione da una marea di “clandestini” per poi andare a piangere in Europa e dire: Vedete cosa sta succedendo? Siamo in difficoltà per quest'immigrazione incontrollata dall'Africa, quindi veniteci incontro per le prossime manovre economiche.
Se così fosse i principi etici fondamentali sarebbero naufragati nei liquami della più cinica corruzione morale.

Alfred B. Revenge




mercoledì 12 luglio 2017

“L'Ipocrisia e l'Ignavia della classe politica italiana"

L'ex presidente del consiglio Matteo Renzi ha detto e scritto nel suo ultimo libro di voler rottamare il “Fiscal Compact”.
L'attuale ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio in un'intervista di due giorni fa al quotidiano La Stampa ha dichiarato:
“E' venuto il momento di dirlo: firmare il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio in Costituzione è stato un grave errore. Probabilmente in quel momento non si poteva fare altrimenti, ma ciò non toglie che le cose vanno cambiate.”
Il tre settembre 2016 durante la festa del Fatto Quotidiano l'attuale ministro della giustizia Andrea Orlando candidamente dichiarò:
“Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia. Oggi, sostanzialmente, i poteri sovranazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali. Io faccio soltanto due esempi. I fatti che si determinano a livello sovranazionale, i soggetti che si sono costituiti a livello sovranazionale, spesso non legittimati democraticamente, sono in grado di mettere le democrazie di fronte al fatto compiuto.
Faccio un esempio. La modifica, devo dire abbastanza passata sotto silenzio, della Costituzione per quanto riguarda il tema dell'obbligo di Pareggio di Bilancio non fu il frutto di una discussione nel Paese. Fu il frutto del fatto che a un certo punto la Banca Centrale Europea, più o meno (ora la brutalizzo) disse: <O mettete questa clausola nella vostra Costituzione o, altrimenti, chiudiamo i rubinetti e non ci sono i soldi alla fine del mese>.
Io devo dire che è una delle scelte di cui mi vergogno di più, mi vergogno di più di aver fatto. Io penso sia stato un errore approvare quella modifica non tanto per il merito, che pure è contestabile, ma per il modo in cui si arrivò a quella modifica di carattere costituzionale.”
Ma cosa diavolo è questo benedetto “Fiscal Compact” che adesso i nostri politici così apertamente criticano e di cui si vergognano? E' un accordo tra i Paesi dell'Unione Europea che prevede:
-L'obbligo di raggiungere il pareggio di bilancio.
-L'obbligo di non superare la soglia dello 0,5% nel rapporto deficit/Pil.
-Drastica riduzione del rapporto debito pubblico/Pil pari a un ventesimo della parte eccedente il 60% del Pil. Per l'Italia, con un rapporto di oltre il 130%, significa una riduzione del debito sino a circa cinquanta miliardi di euro l'anno per vent'anni. Un autentico salasso!
-Impegno a chiedere l'ok sui programmi di emissione del debito con il Consiglio dell'Unione e la Commissione Europea.
-Maggioranze qualificate tali che permettono a un solo Paese (la Germania) il diritto di denunciare gli altri anche in assenza del parere della Commissione.
-Metro di giudizio per valutare la competitività di un Paese fissato nella riduzione dei salari pubblici e privati con contemporaneo aumento del livello di produttività.
-Politica fiscale valutata sulla base della spesa per la previdenza, sanità e servizi pubblici. In pratica, si spende troppo per aiutare la gente che ne ha bisogno? Bene, ecco la scure di pesanti sanzioni.
-Revisione della contrattazione salariale e sindacale e delocalizzazione della contrattazione salariale. Capita la perfida nebulosità nelle parole? Insomma, o i lavoratori accettano riduzioni della propria busta paga oppure...ciao ciao in altri Paesi.
Si ricorda che questo incredibile atto internazionale fu ratificato dal Parlamento italiano a luglio del 2012 con una maggioranza quasi bulgara fatta eccezione per quei pochi che intuirono la devastazione che un tale accordo avrebbe comportato. All'epoca il presidente del consiglio dei ministri era Mario Monti.
Ma la cosa ancor più assurda che le norme sul pareggio di bilancio furono inserite direttamente nella nostra Costituzione per evitare ripensamenti futuri; in sostanza un bel cappio avvolto intorno al collo di ciascun cittadino Italiano. Basti pensare che per rientrare nel fatidico rapporto del 60% debito/Pil in vent'anni l'Italia pagherebbe un prezzo altissimo sino a quasi cinquanta miliardi di euro l'anno. Cifra raggiungibile soltanto attraverso la macellazione sociale per tutti noi; assistenza sanitaria ridotta al minimo, pesanti imposte patrimoniali, tasse, tasse e ancora tasse sino alla ciliegina finale, la svendita di ciò che rimane del patrimonio pubblico.
Ora i nodi vengono al pettine e la paura fa novanta tra i nostri politici la cui ipocrisia e ignavia ha superato ogni limite di decenza. Ora si ricordano del grave errore? E perché solo adesso?
La risposta è drammatica, poiché con l'attivazione pratica del Fiscal Compact (previsto dal 2018) per il popolo italiano non potrà esserci un futuro di crescita e sviluppo, ma solo di infelicità. La disperazione potrebbe giungere a tali livelli da favorire l'insorgere di proteste anche violente; ecco che preoccupazioni e timori stanno nascendo in coloro che ci hanno condotto verso quest'impervia strada.
E ancora, come mai si vergognano tanto del “Fiscal Compact” trascurando le altre azioni indegne tese unicamente a favorire il mondo della finanza internazionale? Forse perché non stanno ancora esplodendo in tutta la loro nefasta virulenza? Un esempio per tutti? Quello probabilmente meno noto, ma che già denunciai tempo fa; l'aver messo in naftalina la “Lex Monetae”, cioè la facoltà del nostro Stato Sovrano di scegliere la valuta per il pagamento dei propri debiti. Come un fantasma passò quasi inosservato il decreto numero 96717 del Ministero dell'Economia e delle Finanze pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del diciotto dicembre 2012 che annullò in concreto la possibilità prevista dagli articoli 1277 e seguenti del Codice Civile di sancire il corso legale di una nuova valuta (esempio: lira) per pagare interessi e capitale del debito. In pratica; con la “Lex Monetae” lo Stato Italiano poteva affermare: tu, cara entità offshore o banca estera, hai CCT in euro? Nessun problema, ora la valuta nazionale è la lira, pertanto sarai pagato nella nuova moneta secondo il cambio fissato dalle autorità italiane. D'altronde, non era neanche una novità visto che fu la stessa procedura del 2000 quando tutti i contratti di lavoro, mutui, conti correnti, eccetera, eccetera, furono convertiti dalla lira all'euro. Ora, con il nuovo decreto numero 96717 questo non è più possibile. L'Italia vuole denominare i titoli di debito in una nuova valuta? Certo, lo può ancora fare, ma con l'assenso del settanta per cento dei possessori dei titoli. Capito? Basta il trenta virgola uno per cento che dica no per bloccare un nostro sacrosanto diritto e lasciare il debito in euro. E chi possiede ben oltre il trenta per cento dei titoli di Stato Italiani? Risposta che spiega tutto: le banche e istituzioni estere, compresa la Banca Centrale Europea.
D'altronde, con la perdita della sovranità monetaria siamo in balia delle decisioni di organismi sovranazionali. Vi prego di rammentare bene le parole dell'attuale ministro Andrea Orlando sopra riportate e che indico ancora vista l'inaudita gravità; <O mettete questa clausola nella vostra Costituzione o, altrimenti, chiudiamo i rubinetti e non ci sono i soldi alla fine del mese>. La Banca Centrale Europea compì di fatto un'estorsione nei confronti degli italiani.
Tenete bene a mente il concetto di estorsione perché merita una breve riflessione.
Supponiamo per un attimo che al governo in Italia ci fosse uno statista che assommi in sé le qualità migliori dei più grandi uomini di Stato del passato e che questa straordinaria personalità decida di sbattere i pugni sul tavolo a Bruxelles per tentare di modificare i trattati capestro nell'interesse del popolo italiano. Cosa succederebbe? Io penso ben poco. Anzi, la risposta sarebbe esattamente la stessa da parte della Banca Centrale ben spalleggiata dalla Commissione Europea: “O attuate i provvedimenti di austerità come previsti o, altrimenti, chiudiamo i rubinetti e non ci sono i soldi alla fine del mese”. Il ricatto consisterebbe proprio nella chiusura della fornitura di denaro dall'istituto con sede a Francoforte alle varie banche della nazione. I mercati finanziari si chiuderebbero a riccio e, allora, chi comprerebbe più i titoli di Stato? Ci sarebbe il caos totale con la fuga di capitali all'estero e la conseguente immediata diminuzione di liquidità visto il blocco dei rubinetti da parte della Banca Centrale Europea. Insomma, si verificherebbe l'identica situazione di panico avvenuta in Grecia con conseguenze drammatiche per l'intera popolazione.
l'Italia chinerebbe la testa perché non ha la capacità di un'autonoma politica monetaria. L'euro rappresenta la moneta emessa dal nulla da un'organizzazione sovranazionale dotata di poteri illimitati, totalmente indipendente dalla volontà dei cittadini e legata unicamente agli interessi delle grandi banche.
Chi detiene il potere di emissione e regolamentazione della moneta è un'entità estranea allo Stato Italiano.
Ecco il vero problema! Il popolo italiano non è sovrano in casa propria, bensì schiavo in una cella chiusa con porta blindata a doppia mandata le cui chiavi sono custodite a Bruxelles e Francoforte.
Conclusione, è inutile cercare di modificare i trattati incluso il letale “Fiscal Compact” lasciando inalterato il problema fondamentale, l'euro con la sua mamma protettrice. Nazioni con differenti legislazioni, lingue, tradizioni, interessi, apparati militari e bandiere non possono avere una moneta unica. L'euro è nato per volere della finanza internazionale, per seguire la logica di un neoliberismo che vede nel primato del profitto l'unico obiettivo da raggiungere anche a costo di calpestare interi popoli.
E la nostra classe politica? Io penso che negli ultimi decenni abbia dimenticato completamente il suo ruolo di tutelare e difendere l'interesse dei cittadini italiani preferendo piegarsi, per convenienza e viltà, al volere degli onnipresenti sacerdoti del dio denaro.
Mi chiedo quale possa essere l'utilità di un voto dato che chiunque sia l'attore principale, qualsiasi sia il copione presentato, il finale per gli italiani risulta sempre uguale: un ombrello conficcato nel c...Beh, penso che l'immagine riporti l'idea. Io penso che i veri cambiamenti nascono quando si decide di percorrere la strada dei principi morali superiori, quelli che risultano tali perché prevalgono su ogni altra considerazione in quanto provenienti dalla natura stessa, non quella lastricata da semplici bigliettini colorati.

Alfred B. Revenge






















mercoledì 5 luglio 2017

"L'Europa Disunita"

Di fronte alla richiesta di aiuto dell'Italia all'Unione Europea per l'incontenibile flusso migratorio proveniente dalla Libia ci sono state precise risposte. L'Austria schiera l'esercito e mezzi corazzati al Brennero, la Francia e la Spagna chiudono i loro porti, l'Ungheria con la Polonia e la Repubblica Ceca hanno dichiarato che non prenderanno altri migranti, la Germania rimane in maliziosa attesa facendo andare avanti gli altri. Io penso che l'Italia è e rimarrà sola di fronte a questo fenomeno epocale che sta sconvolgendo i già precari equilibri sociali ed economici del Paese; al massimo le sarà concessa un'elemosina e una pacca sulla spalla.
Ma che razza di Europa abbiamo di fronte? Risposta molto semplice, quella fondata sul profitto delle multinazionali, delle conglomerate bancarie e sulla protezione dei singoli interessi nazionali. Lo dico da anni; esiste una sola Europa, quella a trazione franco-tedesca basata sull'egoistica difesa del proprio tornaconto. La solidarietà è solo una grande mistificazione così come la favola degli interventi militari a scopi umanitari. Ma quando mai! Per limitarci al solo vecchio Continente, Francia, Germania e Gran Bretagna hanno sempre fatto i loro porci comodi senza guardare in faccia a nessuno. Ci siamo già dimenticati che la causa principale di tutto il caos immigrazione è da imputare per larga parte proprio ai nostri cugini francesi? Abbiamo già rimosso le vicende storiche che hanno condotto l'Italia ad essere la porta d'ingresso di questo esodo di massa? Ora la Francia ci dispensa tante parole di elogio per la nostra generosa accoglienza, eppure chiude i porti dimenticando che solo sei anni fa scatenò la guerra in Libia e ai nostri interessi nazionali in quel Paese. L'ipocrisia dei governi francesi è scandalosa. Da un lato sono gli artefici di quanto sta accadendo in Africa, dall'altro ci sbattono la porta in faccia.
La Francia provocò nel 2011 la guerra in Libia per soffocare la nostra ENI e potenziare il suo colosso Total. Insomma, l'allora presidente Sarkozy liberò i cavalieri dell'apocalisse per estromettere l'Italia dal controllo del petrolio e del gas libico e proteggere il dominio coloniale in Africa. A volte mi sembra che la memoria storica in tutti noi giochi brutti scherzi. Eppure dovremmo avere sempre a mente che la decisione di destabilizzare la Libia nel 2011 fu presa essenzialmente da Sarkozy e Hillary Clinton, due persone che all'epoca rivestivano la carica di presidente della repubblica francese e segretario di stato degli USA. Vi ricordate una delle prove più clamorose? Ma sì, quella del messaggio di posta elettronica del due aprile 2011 inviata alla Clinton dal funzionario statunitense e suo stretto collaboratore, Sidney Blumenthal. Si trattava della email “Unclassified U.S. Department of State case No F-2014-20439 Doc. n. C05779612 Date: 12/31/2015”. Il contenuto di quel messaggio dovremmo averlo sempre ben fermo nella nostra memoria di Italiani, visto che indicava senza equivoci che il presidente francese aveva come obiettivi:
-Il desiderio di ottenere una quota maggiore di petrolio libico.
-Aumentare l'influenza francese in Nord Africa.
-Migliorare la sua situazione politica in Francia.
-Fornire ai militari francesi l'opportunità di riaffermare la loro posizione nel mondo.
-Dare una risposta alla preoccupazione dei suoi consiglieri sul progetto a lungo termine di Gheddafi di soppiantare la Francia come potenza dominante dell'Africa francofona.
Tutta la sofferenza e il disagio degli Italiani per il fenomeno immigratorio nasce dal consueto desiderio di grandeur della Francia, dalla sua mai sopita volontà di rappresentare una potenza coloniale.
E adesso? Un nuovo presidente transalpino sorride e se ne frega dei guai italiani generati proprio dall'azione politica e militare del suo Stato.
Ma di quale Unione Europea stiamo parlando? E' solo il classico gioco di sopraffazione del più forte verso il più debole.
In tutto questo certamente non bisogna dimenticare le responsabilità oggettive dei nostri vari governi; superficialità, schiena piegata e mancanza di controlli verso le azioni delle ONG, sottovalutazione del fenomeno, sostegno finanziario senza adeguati controlli alla rete privata di accoglienza, aver contribuito per pavidità ad affossare sei anni fa quel governo libico con cui avevamo stipulato solo pochi mesi prima un trattato di amicizia, e si potrebbe continuare con l'elenco. D'altronde, quest'accoglienza è mascherata da operazione umanitaria solo per celare gli aspetti più squallidi di un business con oggetto la carne umana.
Per non parlare dell'incredibile affermazione fatta ieri dal presidente dell'INPS nella sua relazione annuale al Parlamento circa il danno finanziario che l'Italia subirebbe se bloccasse in qualche modo questo afflusso: “Chiudere frontiere agli immigrati? Costa 38 miliardi e distrugge nostri sistema di protezione sociale” (fonte: Il Fatto Quotidiano”).
Questo risultato scaturirebbe da una simulazione dei conti sino al 2040. Orbene, al di là dell'attendibilità di una simile proiezione effettuata nell'arco di ventitré anni ricordo che ora il costo dell'accoglienza è di quasi cinque miliardi di euro l'anno e che tenderà ad aumentare, che esiste una profonda differenza volutamente non rilevata tra immigrati regolari con un lavoro e clandestini. E' del tutto evidente che bloccare l'immigrazione clandestina non significa bloccare l'immigrazione stessa; sempre di più si cerca di giocare sulle parole pensando che gli Italiani siano degli stupidi. E poi, francamente, trovo veramente ridicolo compiere questo quadruplo salto mortale inserendo come costante della simulazione ventennale dei conti INPS l'invasione incontrollata degli extracomunitari con il loro presunto enorme contributo allo sviluppo economico della nazione.
Oh, perbacco; tutti i migranti economici hanno già un contratto di lavoro in tasca in Italia? Allora la disoccupazione giovanile italiana vicina al quaranta per cento è tutta una balla dell'Istat? La cruda verità è ben altra; gli esseri umani provenienti dall'Africa andranno purtroppo ad allargare la fascia di chi avrà necessità di protezione sociale rendendo ancor più critica la situazione generale del Paese con aumento di lavoro nero, evasione fiscale, disoccupazione, disagio sociale.
Infine, per tornare al discorso dell'Europa Unita (Sic!) io penso che quanto stia accadendo rappresenti la dimostrazione plastica di come l'unico collante di questa pseudo unione sia il dio denaro gestito e manipolato dai suoi sacerdoti, i banchieri. Basta con l'illusione che questa Unione Europea possa costruire le condizioni per donare serenità ai suoi vari popoli, può solo garantire sicurezza e benessere a pochi privilegiati distribuendo a tutti gli altri il virus dell'infelicità.


Alfred B. Revenge


giovedì 8 giugno 2017

"Il Sistema Criminale"

La disuguaglianza economica nel mondo cresce sempre di più e ormai rappresenta il vero pericolo per la pace sociale. Da anni si sentono le voci di denuncia sull'allargamento del divario tra i ricchi, pochi, e i poveri, la stragrande maggioranza; eppure nulla si è mosso se non la parola ipocrita dei vari leader politici e azioni di mera facciata. La realtà è ben diversa e rispecchia una situazione degenerativa che mostra l'avanzare senza tregua di un sistema criminale fondato sul potere finanziario.
Nel 2011 uno studio dello Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo ha identificato un gruppo di centoquarantasette aziende che controllano circa il quaranta per cento della ricchezza mondiale. Centoquarantasette piovre che avvolgono tra i tentacoli quasi metà del mondo. Compagnie principalmente bancarie come la Barclays plc, Citigroup, la JP Morgan Chase &Co, la UBS, la Deutsche Bank, Credit Suisse, Goldman Sachs, Société Générale, Bank of America, BNP Paribas e così via. Una concentrazione di potere fondata su legami societari incestuosi e su una struttura criminogena. Basti pensare che molte di quelle banche prima hanno causato la profonda crisi del 2008, poi sono state salvate dagli interventi delle banche centrali attraverso la produzione di una montagna di quattrini, poi hanno perseguito imperterriti nei loro porci affari ricostituendo le condizioni per una prossima crisi. Non a caso il debito sia pubblico che privato è aumentato senza sosta per consentire i continui profitti agli usurai, alla faccia della povera gente costretta a tirare la cinghia per scelte dissennate dei vari governanti. D'altronde, il potere di emissione e controllo della moneta è ormai saldamente nelle mani di organi finanziari totalmente indipendenti dalla volontà dei popoli. E la cosa ancor più incredibile è che quelle stesse entità tentacolari, nonostante abbiano violato numerose leggi, vivono circondate sempre dal dolce profumo della santità e intoccabilità. Decine e decine di grandi banche sono state multate per mega truffe.
Negli ultimi anni sono stati condannati per violazioni di leggi sull'embargo, per pratiche illegali nel settore immobiliare, per i pignoramenti abusivi, per insider trading, frodi contabili, per la manipolazione dei tassi bancari, per il riciclaggio di denaro e per aver operato sui derivati tossici istituti come JP Morgan Chase, Citigroup, Bank of America, Wells Fargo, BNP Paribas, Credit Suisse, HSBC, UBS, Deutsche Bank e altre decine di grandi conglomerate finanziarie. Multe complessive per oltre duecento miliardi di dollari sono state pagate senza particolari problemi, visto che cifre così rilevanti rappresentano in ogni caso briciole rispetto all'effettiva potenza di tali piovre. E la cosa ancor più interessante deriva dal fatto che nessun banchiere o alto dirigente è mai stato dietro le sbarre per questi crimini capaci di devastare la serenità dei cittadini; anzi, sono sempre lì a pontificare insieme ai politici prezzolati su quanto siano necessarie misure di austerità per rientrare dalla crisi. Che mondo strano quello in cui viviamo, le vittime accettano che i loro carnefici siano posti al vertice della catena di comando affinché possano continuare indisturbati a schiavizzarli. Non a caso le banche centrali hanno amorevolmente distribuito ai loro figli truffatori, con la causale “salvataggio”, una montagna di quattrini creati dal nulla e il cui costo è stato fatto ricadere sui cittadini attraverso le tasse e la riduzione della spesa sociale. Insomma, mentre i banchieri hanno conseguito un notevole profitto dai loro crimini gli imprenditori, i lavoratori, i pensionati e le altre categorie più deboli hanno ottenuto soltanto delle gran sberle.
Ma non è finita qui.
Dal dossier pubblicato a gennaio di quest'anno dalla Oxfam risulta che l'un per cento più ricco dell'umanità possiede più ricchezza del resto del pianeta. La ricerca ha rivelato che:
“Negli ultimi venticinque anni l'un per cento più ricco della popolazione mondiale ha goduto di redditi superiori a quanto percepito dal cinquanta per cento più povero.”
E ancora:
“Società operanti nei vari settori (finanziario, minerario, farmaceutico, ecc.) usano il proprio enorme potere e la propria influenza per far sì che le normative e le politiche nazionali e internazionali siano formulate in modo da garantire loro una redditività costante.”
E ancora:
“Viviamo nell'era dei super ricchi, una seconda belle époque o età dorata in cui sotto una superficie scintillante si nascondono problemi sociali e corruzione. L'analisi dei super ricchi condotta da Oxfam analizza tutti gli individui con un patrimonio netto di almeno un miliardo di dollari. I milleottocentodieci miliardari della lista Forbes 2016 possiedono seimila cinquecento miliardi di dollari: tanto quanto il settanta per cento meno abbiente dell'umanità.”
Ma la cosa ancor più stupefacente è che:
“Oxfam ha appurato che, mentre le fortune di alcuni di questi miliardari sono frutto di talento e duro lavoro, un terzo dei patrimoni miliardari è ereditato e il quarantatré per cento è riconducibile al clientelismo.”
Capito?
Nel mondo esistono milleottocentodieci Paperon de Paperoni che possiedono quanto quasi cinque miliardi di persone. Non solo, gran parte di quella ricchezza è stata ottenuta grazie a rapporti basati sul favoritismo.
Di fronte a un tale schifo cosa succede? Niente, assolutamente niente.
Tuttavia, l'attuale visione neoliberista dell'economia afferma che il benessere prodotto al vertice della piramide riesce poi a diffondersi a cascata verso il basso raggiungendo tutti noi miseri esseri umani.
Per rispondere a questa insana ideologia utilizzo le parole del grande Totò: “Ma mi faccia il piacere!”
Il buon senso dovrebbe far comprendere come l'ingiustizia di una situazione che vede l'un per cento della popolazione possedere quanto il restante novantanove impedirà sempre la stabilità nel mondo.
E il peggio non è ancora toccato; infatti, la pur pregevole analisi della Oxfam risulta alquanto ottimistica perché una buona parte dei patrimoni sono mantenuti segreti dietro i paraventi delle società offshore.
Una decina di giorni fa, esattamente il ventotto maggio, è stato pubblicato uno studio dal titolo “Tax Evasion and Inequality” realizzato dai ricercatori Annette Alstadsaeter (Norwegian University of Life Sciences), Niels Johannesen (University of Copenhagen) e Gabriel Zucman (University of California Berkeley) da cui si evince che la disuguaglianza globale della ricchezza è fortemente sottovalutata nei dati ufficiali per via del successo dei gran ricconi nel campo dell'evasione fiscale. La ricerca mette in evidenza come i soldi nascosti nei forzieri segreti consente allo “zero virgola zero uno della popolazione di celare metà della ricchezza”.
Gli studiosi, per giungere a questa clamorosa conclusione, si sono avvalsi dei dati “smarriti” (si fa per dire) della banca HSBC Private Suisse (gruppo HSBC) e della fonte nota come “Panama Papers”. Ricordate? Fu la perdita di innumerevoli file riservati dello studio legale Manock-Fonseca di Panama che mostravano l'evidente evasione fiscale di politici e loro burattinai.
Un piccolo assaggino; la multinazionale Apple su duecentocinquanta miliardi di dollari in depositi ben duecentoquaranta sono presenti in aree offshore (il novantasei per cento); il tutto per evitare pagamenti di imposte qualora facesse rientrare tutto quel ben di dio. E si potrebbe continuare con la Microsoft, la Cisco Systems, Oracle e così via. E chi gestisce e regola tutto questo vergognoso ambaradan?
Ma certo, le solite grandi piovre bancarie e finanziarie.
La verità, purtroppo, è molto spietata; l'assenza di regole, l'esaltazione del neoliberismo e della globalizzazione, l'uso disinvolto degli strumenti tossici nella finanza hanno stimolato e largamente favorito la condotta criminale dei sacerdoti del dio denaro. Eppure sembra che non importi a nessuno questa chiara distorsione del capitalismo moderno; anzi, appare accettato come un effetto collaterale tutto sommato perdonabile dell'intero fenomeno. Ecco da dove nasce l'impunibilità e l'assenza di condanna sociale verso gli operatori dei mercati finanziari che agiscono senza minimamente calcolare gli effetti distruttivi del loro operato nei confronti del popolo.
D'altronde, basterebbe un po' di ragionevolezza per capire come la crisi che domina da molti anni è caratterizzata da una politica selvaggia di privatizzazioni, dall'annullamento della sovranità monetaria degli Stati e dalla possibilità data alle banche private di creare moneta bancaria grazie ad una leva finanziaria spinta sino all'eccesso che ha generato frodi su frodi.
E i soggetti criminali sono parte integrante del sistema, anzi, ne rappresentano le fondamenta. Quindi, se il male si è fuso nell'intero edificio della finanza internazionale significa che la sua essenza sfugge. Il male non viene identificato più come tale, ma come elemento essenziale per il funzionamento dell'intera economia mondiale. Il mercato comanda, regola la vita di ogni essere umano e il suo dominio rende palese l'incapacità degli Stati di combattere la sua criminale degradazione.
L'attuale struttura finanziaria produce ricchezza per pochi e sofferenza per tanti perché si basa su di una ideologia che fonda i propri valori sulla sopraffazione, sull'egoismo, sull'indifferenza e sulla venerazione del profitto ad ogni costo.
Io penso che continuando su questa direzione le crisi si rinnoveranno sino all'implosione finale dell'intera società.
Vedendo queste enormi disuguaglianze mi tornano in mente le parole di cinque secoli fa del filosofo francese Etienne de La Boétie:
“Vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato e non potrebbe far male ad alcuno, se non nel caso che si preferisca sopportarlo anziché contraddirlo. E' un fatto davvero sorprendente e nello stesso tempo comune, tanto che c'è più da dolersene che da meravigliarsene, vedere milioni e milioni di uomini asserviti come miserabili, messi a testa bassa sotto ad un giogo vergognoso non per costrizione di forza maggiore ma perché sembra siano affascinati e quasi stregati dal solo nome di uno di fronte al quale non dovrebbero né temerne la forza, dato che si tratta di una persona sola, né amarne le qualità poiché si comporta verso di loro in modo del tutto inumano e selvaggio.”
Ecco, il sistema criminale che investe la società moderna è rappresentato egregiamente da una manciata di super ricchi, banchieri e tecnocrati che, con abile maestria, hanno affascinato e stregato l'intera razza umana.

Alfred B. Revenge












sabato 3 giugno 2017

venerdì 2 giugno 2017

"La Mossa della Merkel"

Mentre assistiamo ai consueti discorsi da comari dei nostri politici sul sistema elettorale, sulle elezioni anticipate o sull'immigrazione selvaggia ecco che si profila silenziosa la mossa della cancelliera tedesca Angela Merkel per il possibile scacco matto all'Europa .
La Commissione Europea guidata da Jean Claude Juncker, fedelissimo della leader tedesca, ha approvato un documento programmatico che prevede la possibilità per gli Stati di emettere una sorta di eurobond, un sistema unico di garanzia dei depositi bancari e un Ministro del Tesoro dell'area euro.
Si partirebbe tra un paio di anni con le emissioni di bond sovrani, anche se privi di qualsiasi condivisione di rischi (insomma, il rischio rimane in testa alla Nazione emittente), e le norme per il sistema unico di garanzia dei depositi bancari; poi intorno al 2020 si aprirebbe il palcoscenico per il “Tesoro” dell'area euro con al vertice un Ministro delle Finanze; infine, ma proprio alla fine, potrebbe nascere lo strumento di emissione di titoli pubblici europei con la garanzia solidale degli Stati (qui il rischio si spalmerebbe su tutte le Nazioni dell'area euro).
Che strano, questa iniziativa così forte della Commissione Europea nasce subito dopo che la Merkel, scontrandosi con il Presidente americano Trump, chiedeva agli altri governi dell'Unione di “prendere il loro destino nelle proprie mani.”
Ovviamente il destino è sempre e soltanto quello finanziario e delle banche. La solita visione con i paraocchi fatti di mazzette di banconote che vede la costruzione dell'edificio “Europa” partire dal tetto e non dalle fondamenta. Come ho già scritto innumerevoli volte la moneta unica è stata generata, in assenza di un'autentica unione politica, tra una babele di Stati con evidenti differenze nelle lingue, nelle tradizioni, nelle leggi e, soprattutto, negli specifici interessi nazionali; il tutto per venire incontro alle esigenze della finanza internazionale. Dove sono le Istituzioni democratiche europee realmente elette dai cittadini? L'unica è il Parlamento Europeo, ma conta quanto il due di coppe; il resto è solo una gigantesca costruzione realizzata da una classe di tecnocrati chiusa in se stessa e auto referenziata.
Io penso che l'abile cancelliera tedesca abbia lanciato i suoi cani da guardia per completare il processo di dominio sull'intero continente europeo iniziato molti anni fa. Da un lato ha fatto gettare l'esca straordinaria dei titoli a garanzia solidale, dall'altro ha introdotto l'argomento custodito gelosamente nel suo cuore, quello del “Ministro del Tesoro Europeo”. Certo che saremmo contenti di veder messi in un angolo gli avidi usurai che, in presenza di una moneta unica, fanno profitti speculando sui differenti tassi di interesse dei titoli emessi dai vari Stati, ma un tale risultato passerebbe soltanto se accettassimo di completare l'avviata fase di genuflessione.
Parlando fuori dai denti il documento di Junker e compagni sembra partorito a Berlino e non a Bruxelles. In sostanza, la Commissione Europea con il “Ministro del Tesoro Europeo” vuole che i bilanci degli Stati aderenti all'euro siano sempre più gestiti a livello sovranazionale.
Immaginate per un attimo; l'euro, le nuove tavole di Mosè con incisi i parametri sul deficit e debito pubblico, l'ente indipendente da Dio come la Banca Centrale Europea, il pareggio di bilancio, i six pack e two pack ideati per far dire “obbedisco” alle direttive di controllo della Commissione Europea in tema di politiche nazionali di bilancio, la creazione del “Meccanismo di Stabilità Economica”. Bene, già con tutto questo l'Europa a trazione franco-tedesca ha forti poteri sulla gestione dei conti pubblici di una Nazione; con il Tesoro comune raggiungerebbe livelli invasivi senza precedenti poiché parti essenziali della spesa pubblica sarebbero decise passando sopra le teste dei governi di turno lasciando i cittadini in balia di entità mai elette e poste in cima a vette irraggiungibili.
Ecco la mossa della cancelliera Angela Merkel per dare scacco matto agli altri Paesi europei; Tesoro unico a guida di seguaci della dottrina tedesca in cambio della possibilità di far emettere titoli a garanzia solidale, un abbraccio mortale. La Germania, infatti, condividerebbe il rischio solo dopo aver accertato il rispetto delle sue direttive; la prima quella del pareggio di bilancio, la seconda quella che i conti nazionali siano gestiti direttamente dall'autorità sovranazionale da essa stata controllata.
Di fatto raggiungerebbe il reale controllo del vecchio continente senza sparare neanche una cartuccia e, soprattutto, senza privarsi della sua libertà di manovra. Sì a una sola entità monetaria e finanziaria, no a un solo Stato con unica bandiera.
In pratica, dopo aver contribuito pesantemente alla creazione dei gravi squilibri economici e sociali all'interno dell'Unione Europea il governo tedesco per bocca del suo leader dice: “Cari cittadini europei, prendiamo il destino con le nostre mani. La Germania vi starà vicino vicino a condizione che lasciate commissariare la vostra residua sovranità dal nostro Tesoro comune. Per salvare l'euro siamo disposti a tutto, anche a sacrificare per generazioni la vostra felicità.”
Pensandoci bene, forse non sarebbe una cattiva idea; in particolare per noi Italiani. Potremmo fare a meno del Parlamento e di migliaia di politici; i lavoratori, gli imprenditori, i pensionati e tutte le altre categorie sociali starebbero più tranquille sotto l'ala protettrice del nuovo impero tedesco. In fin dei conti cosa ci costerebbe? Nulla, tranne la libertà di decidere per il nostro futuro.
A quel punto il due giugno, giornata celebrativa per la festa della Repubblica Italiana, sarebbe una normale giornata lavorativa pagata sulla base delle direttive di Berlino.


Alfred B. Revenge


lunedì 29 maggio 2017

"Cosa Succederebbe Se..."

Ieri mattina quasi millecinquecento migranti sono sbarcati al porto di Napoli a bordo della nave Vos Prudence di “ medici senza frontiere”. Esseri umani partiti dalla Libia e approdati in Campania dopo il blocco navale in Sicilia a seguito del G7 di Taormina. Tra loro circa duecento donne e bambini, oltre milleduecento uomini e due deceduti durante il tragitto. Si legge sul Fatto quotidiano che un esponente della Ong ha dichiarato: “E' veramente irresponsabile chiudere un'isola come la Sicilia che non solo è famosa per la sua accoglienza ma che gestisce dei flussi di immigrazione importantissimi. Chiuderla per un G7 vuol dire non aprire gli occhi sulla situazione in atto nel Mediterraneo, è una cosa assurda. Abbiamo fatto fare ventiquattro ore di viaggio in più a queste persone e ci possiamo ritenere fortunati che non ci sia stata alcuna emergenza medica grave perché noi eravamo al limite per poterla gestire. Abbiamo però due persone che non ce l'hanno fatta in questo viaggio...”
Alcune prime considerazioni. Visto che il blocco navale riguardante la Sicilia era noto già da diverse settimane per quale ragione la nave di “medici senza frontiere” non ha pensato di portare i migranti raccolti a poche miglia dalla costa libica in altri paesi quali la Tunisia, Malta, Algeria, Spagna Egitto o la Corsica della Francia? Perché il comando della nave non ha valutato sin dall'inizio della sua missione di portare quelle persone nei porti più vicini di quelle nazioni? Che l'Italia sia sempre programmata quale unica destinazione?
Si ricorda che proprio al G7 di Taormina è stato riaffermato il principio che ogni Stato sovrano ha il diritto di controllare i propri confini e determinare azioni tese a tutelare l'interesse e la sicurezza del proprio territorio.
E questo principio il nostro governo lo ha applicato proprio in occasione del G7 con un decreto legge (n 54 del del 29 aprile 2017) così motivato e idoneo a far scattare il blocco navale in Sicilia: “Considerata la straordinaria necessità ed urgenza di rafforzare ulteriormente i dispositivi di sicurezza indispensabili per lo svolgimento del predetto vertice.”
Quindi, se bloccare il flusso immigratorio è possibile per la sicurezza di sette persone a maggior ragione dovrebbe risultare fattibile per assicurare la sicurezza e il benessere di milioni di Italiani.
Ora, cosa succederebbe se il governo italiano decidesse di prolungare ed estendere il blocco navale con un nuovo decreto basato sulla “necessità ed urgenza di rafforzare i dispositivi di sicurezza indispensabili per la tutela dei cittadini Italiani”?
Cosa farebbero i trafficanti di esseri umani sapendo che l'Italia ha chiuso il canale del loro spregevole commercio? Continuerebbero il loro sporco business scegliendo altre mete di destinazione, oppure si vedrebbero costretti a ridurre drasticamente questo ramo d'affari?
Cosa farebbero le Ong? Continuerebbero la loro opera di salvataggio cambiando le rotte finali?
E ultime due riflessioni. L'Italia può continuare, senza collassare, con questo afflusso massiccio e indiscriminato di immigrati? La struttura economica e sociale dell'Italia è in grado di assicurare una corretta integrazione a un così crescente numero di extracomunitari?

Alfred B. Revenge




domenica 28 maggio 2017

"I Tedeschi Sono Cattivi."

“I Tedeschi sono cattivi, molto cattivi”, questa sarebbe la frase detta dal Presidente americano Donald Trump al summit di Bruxelles con i vertici dell'Unione Europea, secondo il periodico online Der Spiegel. Gary Cohn, consigliere economico della Casa Bianca, ha subito dopo chiarito cosa intendesse il suo Presidente: “Donald Trump ha detto che i tedeschi sono molto cattivi sul commercio”. Che strano, parole così forti sono state espresse dal leader di una Nazione che più di ogni altra ha dimostrato sul campo cosa significhi fare i propri interessi ad ogni costo. In ogni caso quella frase rappresenta il risultato economico e sociale per diversi Paesi dell'Unione Europea; il surplus commerciale della Germania ha raggiunto l'incredibile rapporto di quasi il dieci per cento sul Pil, il valore più alto al mondo. Guarda caso questo enorme accumulo di denaro è iniziato con l'introduzione dell'euro. Coincidenza? Ma quando mai; già in precedenti scritti ho cercato di illustrare un fatto assolutamente incontestabile: l'euro nasce assorbendo tutte le divise dei paesi aderenti alla moneta unica; marco, franco, lira, peseta e le altre, creando di fatto una combinazione di monete forti come il marco tedesco e di deboli come, per esempio la lira italiana e la peseta spagnola. Risultato? L'euro viene alla luce come moneta debole rispetto al marco e forte rispetto alle altre, ponendo su un piatto di platino le esportazioni della Germania. E la cosa ancor più intrigante è che sono state le banche tedesche a finanziarie con soldi facili i vari Stati per “aiutarli” a importare merci dal loro Paese (la nota pratica del “vendor financing”). In fin dei conti sapevano che in caso di crisi, come quella iniziata alcuni anni fa, il conto si sarebbe scaricato sui popoli grazie alle politiche di austerità tanto amate dalla cancelleria teutonica.
D'altronde, Il vecchio detto “gli affari sono affari” è sempre pronto a scattare per giustificare le azioni di governi e multinazionali, anche quando è causa di sofferenze e morte per le popolazioni ignare dei perversi giochi di potere. Bisogna ammettere che i leader tedeschi succedutisi negli anni sono stati abili nello sfruttare l'ignavia e l'interessata superficialità di diversi politici europei riuscendo ad arricchire il loro Paese a spese di tanti altri. Con la crisi economica e quella dell'immigrazione selvaggia dovuta alla distruzione della Libia si è palesata l'assoluta “Disunione Europea” dove vige il principio: ognuno per sé.
Insomma, le parole di Donald Trump hanno un fondo di verità, anche se provenienti da un pulpito non certo innocente quando si tratta di far profitti sulla pelle della gente. D'altronde, le palle non nascono sugli alberi, ormai è merce rara soprattutto tra i politici Italiani. Ah, se la frase “I Tedeschi sono cattivi, molto cattivi” fosse stata pronunciata in pubblico da un leader di casa nostra.
Comunque, chissà quanti sorrisi al veleno tra la Merkel e Trump al G7 di Taormina.
A proposito del G7 di Taormina; come previsto dal buon senso della gente comune, si è rivelato una costosa passerella con risultati generali insignificanti. Altresì, sul tema dell'immigrazione è scaturito questo comunicato finale che merita una riflessione: “pur sostenendo i diritti umani dei migranti e rifugiati, riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati, individualmente e collettivamente, a controllare i propri confini e stabilire politiche nell'interesse nazionale e per la sicurezza”. Cosa esattamente significa? Che, per esempio, l'Italia potrebbe tranquillamente affermare il suo diritto sovrano di limitare il numero di migranti in entrata nel Paese? Che potrebbe, in piena autonomia, bloccare o ridurre drasticamente il flusso immigratorio se risultasse in contrasto con la sicurezza nazionale e la sicurezza dei propri cittadini? Se così fosse, allora, non avrebbe problemi, vista l'attuale drammatica situazione interna, a continuare ed estendere quel blocco navale che in questi giorni del G7 ha impedito sbarchi sulle coste siciliane.
Io penso, però, che una tale decisione sarebbe troppo “sovrana” per il governo italiano di turno, da tempo non più abituato a prendere iniziative per il benessere dei propri cittadini. In più andrebbe ad urtare gli interessi dell'industria di carne umana, ormai diventata una fucina di profitti.

Alfred B. Revenge








sabato 27 maggio 2017

"Ancora Morte in Nome di un Dio"

Ieri abbiamo appreso dell'ennesimo attacco terroristico contro bambini e civili inermi. A Minya, città dell'Egitto a circa duecentocinquanta chilometri a sud del Cairo, una decina di esseri spregevoli armati di tutto punto hanno attaccato un convoglio di bus su cui viaggiavano dei cristiani copti uccidendo e ferendo oltre cinquanta persone tra cui diversi bambini. Una nuova crudele azione che nulla a che fare con guerre o insurrezioni, bensì con la professione di un credo diverso. Persone innocenti si recavano a un monastero per pregare, ma un crudele destino li attendeva; proiettili di piombo sparati da armi automatiche imbracciate da terroristi hanno straziato i loro corpi trasformando una giornata di gioia in una di morte.
A un certo punto sorge spontanea la domanda. Ma cosa hanno in comune la maggior parte degli attentati che riempiono le cronache nere da tanti anni? Qual è la principale matrice degli eccidi che avvengono in Asia, Europa, Africa e America? La risposta è giunta rapida, il grido di Allah Akbar. Uomini uccidono altri uomini e spesso se stessi in nome di un Dio.
Si sente affermare che tali azioni sarebbero compiute da un numero limitato di fanatici che traviserebbero gli insegnamenti del Corano, ma è proprio così?
L'analisi dei freddi numeri è impietosa. Sapete quanti attentati di matrice islamica sono stati eseguiti nel mondo dal 2001 ad oggi? Sapete quante vittime hanno causato? Esaminando i valori più prudenziali tra quelli forniti da fonti come il Global Terroris Database e The Religion of Peace la risposta è drammatica. Oltre trentamila attentati con centinaia di migliaia di morti e feriti. Parliamo di una media di quasi duemila attentati l'anno, circa cinque al giorno. Dati che dovrebbero far riflettere sulla reale capacità penetrativa di questo fenomeno terroristico basato sull'ideologia religiosa fondata millecinquecento anni fa da un commerciante di La Mecca.

Alfred B. Revenge




mercoledì 24 maggio 2017

"Il Massacro del Popolo Greco."

La scorsa settimana il parlamento greco ha approvato un ulteriore provvedimento di austerità già concordato tra il governo ellenico e la Troika che stringerà ancor di più il cappio al collo della popolazione. Nel contempo, manifestazioni di protesta si sono svolte nelle principali città del Paese. In sostanza, il piano di strozzinaggio imposto dai creditori prevede un nuovo prestito alla Grecia destinato essenzialmente a pagare gli interessi alla sacra trimurti composta dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale e dal Fondo Monetario Internazionale, a condizione, però, di una bella rinnovata spremitura da riservare alla gente. Tra le misure ci sono ancora il taglio delle pensioni e l'aumento della pressione fiscale mediante la riduzione delle soglie di esenzione fiscale. Dal 2010, cioè dall'inizio del calvario, la Grecia ha ottenuto prestiti per oltre duecentocinquanta miliardi di euro in cambio di un vero e proprio massacro della struttura sociale ed economica. Si dirà; ma come, con tutti i soldi ricevuti la Grecia non è riuscita ad uscire dalla crisi sociale ed economica?
E proprio qui sta la drammatica verità. Di tutti quei quattrini il popolo greco ha visto soltanto le briciole, mentre ha sentito profondamente tutte le pesantissime misure di austerità. E allora dove sono andati a finire i soldi che così amorevolmente hanno prestato gli usurai internazionali?
Ho avuto l'onore di ricevere immediata risposta dal maestro di tutti i banchieri; Belzebù, il principe dei demoni. Ecco il suo resoconto:
“Dal momento dell'introduzione dell'Euro i miei efficienti allievi tedeschi hanno finanziato a piene mani la Grecia, e non solo, per facilitare gli acquisti dei prodotti realizzati in Germania. Così facendo, i soldi delle banche tedesche sono entrati nel Paese ellenico dalla porta principale per uscire subito dopo dalla finestra grazie alle esportazioni, consentendo in tal modo alla Germania l'autofinanziamento della propria crescita economica. Del resto questo meccanismo è stato sviluppato talmente bene in Europa e nel mondo che la nazione teutonica ha raggiunto un surplus commerciale di circa duecentosessanta miliardi di euro, pari a oltre il nove per cento sul Pil; il dato più alto sull'intera faccia della Terra.
Dopo la crisi iniziata nel 2008 le banche tedesche insieme a quelle francesi si ritrovarono con crediti verso la Grecia per una montagna di miliardi. Che soluzione adottare per recuperare tutto queste denaro? Che strumenti impiegare per evitare un possibile crack?
Ecco che, dietro mio interessato consiglio, si trovò la soluzione. Scaricare tutti i problemi delle banche sul debito pubblico greco, cioè sulle spalle del popolo; tasse, taglio crudele degli stipendi e pensioni, licenziamenti, privatizzazioni selvagge e riduzione della spesa sanitaria. Ah, che gioia vedere i discendenti di una delle due culle della civiltà umana ridursi a cercare cibo nei rifiuti. Che delizia vedere la sofferenza nei pensionati che assistono impotenti alla riduzione di un ulteriore trenta per cento della loro misere entrate grazie alla diciassettesima sforbiciata in sette anni.
Il programma di riforma è stato e rimane l'assassinio volontario di un intero popolo voluto dai miei strozzini per dare l'esempio agli altri Paesi europei, in particolare l'Italia. La Grecia è stata usata come capro espiatorio per lanciare un'esplicita minaccia a tutti gli altri Stati.
Quindi, la quasi totalità dei duecentocinquanta miliardi arrivati alla Grecia dall'Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale sono stati girati di colpo alle banche creditrici tedesche e francesi come la Deutsche Bank e la BNP Paribas, mentre solo una piccola parte è rimasta per cercare di arginare le conseguenze della crisi e ridurre il debito pubblico. Non a caso, nonostante le ricette devastanti della Troika, il rapporto debito pubblico sul Pil è costantemente aumentato dal centoquindici per cento a quasi il centottanta per cento. Il popolo non ha ancora capito che, nonostante tutte le misure di austerità, il debito rimarrà sempre bello e vitale per consentire continui guadagni ai miei seguaci più spietati, gli usurai. Il piano dei miei fedelissimi è riuscito perfettamente, aumentare il debito sovrano e privato greco per poi usarlo come grimaldello per impadronirsi delle proprietà della nazione. Ah! Ah! Ah! Mi viene da ridere nel pensare che le privatizzazioni, determinanti nella globalizzazione neo liberale, vengono da molti anni imposte ai governi nazionali da organizzazioni sotto la mia protezione come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l'OCSE, la Banca Centrale Europea e la stessa Commissione di Bruxelles. Che godimento vedere il sequestro dei beni greci in favore dei miei discepoli; decine di porti, migliaia di immobili pubblici, decine di monumenti, strade nazionali, numerosi aeroporti, strutture militari, industrie della difesa e nel settore dell'energia, spiagge, foreste, impianti idrici, centinaia di migliaia di ettari di terreni, ferrovie e, soprattutto, la stessa vita della gente. Che perverso piacere vedere i rappresentanti presenti nella “Troika” comandare a bacchetta gli ubbidienti funzionari del governo greco e trattarli come semplici marionette.
Ormai la luce della realtà è oscurata dalla fitta nebbia del mio inganno.”
A questa spiegazione del più efficiente distributore di malvagità si possono aggiungere quelle altrettanto significative degli addetti ai lavori in una fusione di movenze che rafforza sempre più il concetto che espressi in un precedente scritto: “La verità non serve agli schiavi”.
In effetti, a cosa è servita la pubblicazione da parte del Wall Street Journal dei verbali segreti della riunione del Fondo Monetario Internazionale del nove maggio 2010 che ha dato l'avvio al primo piano di aiuti alla Grecia? A niente, nonostante si fosse affermato che il sostegno alla Grecia “fu ideato soltanto per salvare i creditori”, cioè le banche tedesche e francesi.
A che è servito rendersi conto che più di quaranta Paesi facenti parte del consiglio del FMI votarono contro il progetto dichiarandolo “ad altissimo rischio” perché basato sulla macellazione del popolo greco, senza peraltro chiedere nulla ai veri artefici della situazione di crisi, cioè i banchieri internazionali? A niente.
A cosa è servito apprendere che il Parlamento Europeo approvò a marzo del 2014 il rapporto della “Commissione Lavoro e Affari Sociali” contenente severe accuse alla Banca Centrale Europea, al Fondo Monetario Internazionale e all'Eurogruppo come quelle di “aver violato leggi e trattati” causando una “catastrofe sociale e politica senza precedenti in Europa”? A niente.
A che è servito sapere che Alejandro Cercas, relatore della Commissione, riferendosi al comportamento della Troika disse : “hanno lavorato come macellai, non come chirurghi”? A niente.
A cosa è servito leggere i rapporti e gli studi del Consiglio d'Europa, del Centro Studi di Politiche del Diritto di Brema e della Caritas circa gli enormi danni causati alla Grecia dalle politiche di austerità? A niente.
A che è servito apprendere dal rapporto pubblicato nel 2014 da ricercatori di Cambridge e Oxford sulla prestigiosa rivista medica “Lancet” dei gravi danni alla salute dei greci causati proprio dalle feroci misure economiche e finanziarie imposte dalle organizzazioni sovranazionali europee? A niente, nonostante fossero stati denunciati il ritorno, dopo decenni, di malattie quali la tubercolosi e la malaria; l'incremento dei casi di Hiv per via della carenza di siringhe sterili da parte del sistema sanitario nazionale; il sensibile aumento dei suicidi; l'accrescimento della quota dei bambini a rischio povertà; l'aumento di oltre il quaranta per cento della mortalità infantile, oltre che i tanti ulteriori disservizi dovuti alla cronica carenza dei fondi destinati agli ospedali.
A cosa è servito conoscere quanto messo nero su bianco dal “comitato per la verità sul debito pubblico greco” istituito dal Parlamento ellenico nel 2015? A niente, nonostante fosse giunto a questa conclusione di inaudita gravità:
“Il Comitato ritiene che la Grecia sia stata e sia ancora vittima di un attacco premeditato e organizzato dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Centrale Europea e dalla Commissione Europea. Questa missione violenta, illegale e immorale mira esclusivamente a spostare il debito privato sul settore pubblico.”
Purtroppo, il popolo greco è stato, ed è, umiliato, tradito e rapinato da banchieri, tecnocrati e politici privi di coscienza e moralità. Un esempio tra tutti? Basti pensare a quanto hanno guadagnato le industrie militari della Germania e della Francia nella vendita a profusione di armi ai vari “ubbidienti” governi greci in un'assurda gara a come si spendeva di più. E indovinate da dove la Grecia prendeva i soldi per l'acquisto degli strumenti di morte? Ma certo, dalle banche tedesche e francesi sempre felici di finanziare uno Stato disponibile a dare come garanzia il sangue dei propri cittadini. Che schifo; industrie delle armi fanno profitti, banche fanno profitti, politici incassano prebende e alla fine il conto lo paga il popolo; un meccanismo perverso che rende i pochi ricchi ancora più ricchi e la massa dei poveri ancora più poveri.
Non a caso diverse personalità del mondo giuridico internazionale hanno parlato di “crimini economici contro l'umanità” compiuti dagli alti dirigenti delle principali istituzioni finanziarie. Eppure tutto continua come prima; la solita classe elitaria non risponde di nulla, neanche per i colpevoli errori che hanno prodotto devastazione e sofferenza per milioni di esseri umani.
Che destino beffardo per un Paese che, come l'Italia, rappresenta la culla della civiltà occidentale.

Alfred B. Revenge