mercoledì 12 luglio 2017

“L'Ipocrisia e l'Ignavia della classe politica italiana"

L'ex presidente del consiglio Matteo Renzi ha detto e scritto nel suo ultimo libro di voler rottamare il “Fiscal Compact”.
L'attuale ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio in un'intervista di due giorni fa al quotidiano La Stampa ha dichiarato:
“E' venuto il momento di dirlo: firmare il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio in Costituzione è stato un grave errore. Probabilmente in quel momento non si poteva fare altrimenti, ma ciò non toglie che le cose vanno cambiate.”
Il tre settembre 2016 durante la festa del Fatto Quotidiano l'attuale ministro della giustizia Andrea Orlando candidamente dichiarò:
“Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia. Oggi, sostanzialmente, i poteri sovranazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali. Io faccio soltanto due esempi. I fatti che si determinano a livello sovranazionale, i soggetti che si sono costituiti a livello sovranazionale, spesso non legittimati democraticamente, sono in grado di mettere le democrazie di fronte al fatto compiuto.
Faccio un esempio. La modifica, devo dire abbastanza passata sotto silenzio, della Costituzione per quanto riguarda il tema dell'obbligo di Pareggio di Bilancio non fu il frutto di una discussione nel Paese. Fu il frutto del fatto che a un certo punto la Banca Centrale Europea, più o meno (ora la brutalizzo) disse: <O mettete questa clausola nella vostra Costituzione o, altrimenti, chiudiamo i rubinetti e non ci sono i soldi alla fine del mese>.
Io devo dire che è una delle scelte di cui mi vergogno di più, mi vergogno di più di aver fatto. Io penso sia stato un errore approvare quella modifica non tanto per il merito, che pure è contestabile, ma per il modo in cui si arrivò a quella modifica di carattere costituzionale.”
Ma cosa diavolo è questo benedetto “Fiscal Compact” che adesso i nostri politici così apertamente criticano e di cui si vergognano? E' un accordo tra i Paesi dell'Unione Europea che prevede:
-L'obbligo di raggiungere il pareggio di bilancio.
-L'obbligo di non superare la soglia dello 0,5% nel rapporto deficit/Pil.
-Drastica riduzione del rapporto debito pubblico/Pil pari a un ventesimo della parte eccedente il 60% del Pil. Per l'Italia, con un rapporto di oltre il 130%, significa una riduzione del debito sino a circa cinquanta miliardi di euro l'anno per vent'anni. Un autentico salasso!
-Impegno a chiedere l'ok sui programmi di emissione del debito con il Consiglio dell'Unione e la Commissione Europea.
-Maggioranze qualificate tali che permettono a un solo Paese (la Germania) il diritto di denunciare gli altri anche in assenza del parere della Commissione.
-Metro di giudizio per valutare la competitività di un Paese fissato nella riduzione dei salari pubblici e privati con contemporaneo aumento del livello di produttività.
-Politica fiscale valutata sulla base della spesa per la previdenza, sanità e servizi pubblici. In pratica, si spende troppo per aiutare la gente che ne ha bisogno? Bene, ecco la scure di pesanti sanzioni.
-Revisione della contrattazione salariale e sindacale e delocalizzazione della contrattazione salariale. Capita la perfida nebulosità nelle parole? Insomma, o i lavoratori accettano riduzioni della propria busta paga oppure...ciao ciao in altri Paesi.
Si ricorda che questo incredibile atto internazionale fu ratificato dal Parlamento italiano a luglio del 2012 con una maggioranza quasi bulgara fatta eccezione per quei pochi che intuirono la devastazione che un tale accordo avrebbe comportato. All'epoca il presidente del consiglio dei ministri era Mario Monti.
Ma la cosa ancor più assurda che le norme sul pareggio di bilancio furono inserite direttamente nella nostra Costituzione per evitare ripensamenti futuri; in sostanza un bel cappio avvolto intorno al collo di ciascun cittadino Italiano. Basti pensare che per rientrare nel fatidico rapporto del 60% debito/Pil in vent'anni l'Italia pagherebbe un prezzo altissimo sino a quasi cinquanta miliardi di euro l'anno. Cifra raggiungibile soltanto attraverso la macellazione sociale per tutti noi; assistenza sanitaria ridotta al minimo, pesanti imposte patrimoniali, tasse, tasse e ancora tasse sino alla ciliegina finale, la svendita di ciò che rimane del patrimonio pubblico.
Ora i nodi vengono al pettine e la paura fa novanta tra i nostri politici la cui ipocrisia e ignavia ha superato ogni limite di decenza. Ora si ricordano del grave errore? E perché solo adesso?
La risposta è drammatica, poiché con l'attivazione pratica del Fiscal Compact (previsto dal 2018) per il popolo italiano non potrà esserci un futuro di crescita e sviluppo, ma solo di infelicità. La disperazione potrebbe giungere a tali livelli da favorire l'insorgere di proteste anche violente; ecco che preoccupazioni e timori stanno nascendo in coloro che ci hanno condotto verso quest'impervia strada.
E ancora, come mai si vergognano tanto del “Fiscal Compact” trascurando le altre azioni indegne tese unicamente a favorire il mondo della finanza internazionale? Forse perché non stanno ancora esplodendo in tutta la loro nefasta virulenza? Un esempio per tutti? Quello probabilmente meno noto, ma che già denunciai tempo fa; l'aver messo in naftalina la “Lex Monetae”, cioè la facoltà del nostro Stato Sovrano di scegliere la valuta per il pagamento dei propri debiti. Come un fantasma passò quasi inosservato il decreto numero 96717 del Ministero dell'Economia e delle Finanze pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del diciotto dicembre 2012 che annullò in concreto la possibilità prevista dagli articoli 1277 e seguenti del Codice Civile di sancire il corso legale di una nuova valuta (esempio: lira) per pagare interessi e capitale del debito. In pratica; con la “Lex Monetae” lo Stato Italiano poteva affermare: tu, cara entità offshore o banca estera, hai CCT in euro? Nessun problema, ora la valuta nazionale è la lira, pertanto sarai pagato nella nuova moneta secondo il cambio fissato dalle autorità italiane. D'altronde, non era neanche una novità visto che fu la stessa procedura del 2000 quando tutti i contratti di lavoro, mutui, conti correnti, eccetera, eccetera, furono convertiti dalla lira all'euro. Ora, con il nuovo decreto numero 96717 questo non è più possibile. L'Italia vuole denominare i titoli di debito in una nuova valuta? Certo, lo può ancora fare, ma con l'assenso del settanta per cento dei possessori dei titoli. Capito? Basta il trenta virgola uno per cento che dica no per bloccare un nostro sacrosanto diritto e lasciare il debito in euro. E chi possiede ben oltre il trenta per cento dei titoli di Stato Italiani? Risposta che spiega tutto: le banche e istituzioni estere, compresa la Banca Centrale Europea.
D'altronde, con la perdita della sovranità monetaria siamo in balia delle decisioni di organismi sovranazionali. Vi prego di rammentare bene le parole dell'attuale ministro Andrea Orlando sopra riportate e che indico ancora vista l'inaudita gravità; <O mettete questa clausola nella vostra Costituzione o, altrimenti, chiudiamo i rubinetti e non ci sono i soldi alla fine del mese>. La Banca Centrale Europea compì di fatto un'estorsione nei confronti degli italiani.
Tenete bene a mente il concetto di estorsione perché merita una breve riflessione.
Supponiamo per un attimo che al governo in Italia ci fosse uno statista che assommi in sé le qualità migliori dei più grandi uomini di Stato del passato e che questa straordinaria personalità decida di sbattere i pugni sul tavolo a Bruxelles per tentare di modificare i trattati capestro nell'interesse del popolo italiano. Cosa succederebbe? Io penso ben poco. Anzi, la risposta sarebbe esattamente la stessa da parte della Banca Centrale ben spalleggiata dalla Commissione Europea: “O attuate i provvedimenti di austerità come previsti o, altrimenti, chiudiamo i rubinetti e non ci sono i soldi alla fine del mese”. Il ricatto consisterebbe proprio nella chiusura della fornitura di denaro dall'istituto con sede a Francoforte alle varie banche della nazione. I mercati finanziari si chiuderebbero a riccio e, allora, chi comprerebbe più i titoli di Stato? Ci sarebbe il caos totale con la fuga di capitali all'estero e la conseguente immediata diminuzione di liquidità visto il blocco dei rubinetti da parte della Banca Centrale Europea. Insomma, si verificherebbe l'identica situazione di panico avvenuta in Grecia con conseguenze drammatiche per l'intera popolazione.
l'Italia chinerebbe la testa perché non ha la capacità di un'autonoma politica monetaria. L'euro rappresenta la moneta emessa dal nulla da un'organizzazione sovranazionale dotata di poteri illimitati, totalmente indipendente dalla volontà dei cittadini e legata unicamente agli interessi delle grandi banche.
Chi detiene il potere di emissione e regolamentazione della moneta è un'entità estranea allo Stato Italiano.
Ecco il vero problema! Il popolo italiano non è sovrano in casa propria, bensì schiavo in una cella chiusa con porta blindata a doppia mandata le cui chiavi sono custodite a Bruxelles e Francoforte.
Conclusione, è inutile cercare di modificare i trattati incluso il letale “Fiscal Compact” lasciando inalterato il problema fondamentale, l'euro con la sua mamma protettrice. Nazioni con differenti legislazioni, lingue, tradizioni, interessi, apparati militari e bandiere non possono avere una moneta unica. L'euro è nato per volere della finanza internazionale, per seguire la logica di un neoliberismo che vede nel primato del profitto l'unico obiettivo da raggiungere anche a costo di calpestare interi popoli.
E la nostra classe politica? Io penso che negli ultimi decenni abbia dimenticato completamente il suo ruolo di tutelare e difendere l'interesse dei cittadini italiani preferendo piegarsi, per convenienza e viltà, al volere degli onnipresenti sacerdoti del dio denaro.
Mi chiedo quale possa essere l'utilità di un voto dato che chiunque sia l'attore principale, qualsiasi sia il copione presentato, il finale per gli italiani risulta sempre uguale: un ombrello conficcato nel c...Beh, penso che l'immagine riporti l'idea. Io penso che i veri cambiamenti nascono quando si decide di percorrere la strada dei principi morali superiori, quelli che risultano tali perché prevalgono su ogni altra considerazione in quanto provenienti dalla natura stessa, non quella lastricata da semplici bigliettini colorati.

Alfred B. Revenge