mercoledì 26 luglio 2017

"Liberté, Egalité, Fraternité"

Leggendo l'articolo di Repubblica sotto riportato mi sono venute in mente tre parole:
Liberté, Egalité, Fraternité! Libertà, Uguaglianza, Fratellanza!
Questo è il famoso motto che ci ha donato la rivoluzione francese.
Dobbiamo essere grati ai cugini d'oltralpe di questa eredità.
“Libertà”: il potere di fare ciò che non danneggia i diritti altrui.
“Uguaglianza”: la legge uguale per tutti.
“Fratellanza”: non fare agli altri ciò che non si vorrebbe fatto a se stessi.
Che dire di fronte a principi di tale valore? Nulla, se non ringraziare la vicina Francia che sicuramente li segue con particolare vigore. Per esempio, si veda anche la notizia pubblicata oggi da alcuni quotidiani circa lo stop del presidente Macron alla regolare acquisizione dei cantieri francesi STX da parte dell'azienda italiana Fincantieri. In sostanza il numero uno dell'Eliseo vuole modificare accordi e contratti già siglati in quanto non ritenuti vantaggiosi per la Francia. Questa sì che si chiama coerenza; quando sono i transalpini a fare man bassa di aziende italiane nessun problema, nel caso inverso scintille a non finire. Questa è la vera applicazione del principio: non fare agli altri ciò che non si vorrebbe fatto a se stessi.
D'altronde la Francia ha solide tradizioni per la coerenza con cui ha sempre applicato la “Libertà” e la “Fratellanza” alle sue colonie in Africa. Non ho inserito il termine “ex” in quanto non corrisponderebbe al vero. Infatti, la grandeur francese trova la sua più efficace manifestazione nello sfruttamento di numerosi Paesi africani, tra i più ricchi per risorse minerarie ed energetiche, ma, stranamente, tra i più poveri al mondo.
Al riguardo riporto alcuni passi tratti dal mio ultimo romanzo “Da Servo A Padrone”:
“Le nazioni africane ex colonie francesi solo formalmente hanno raggiunto l'indipendenza, nella realtà sono ancora sottomesse alla Francia in virtù di precisi accordi di cooperazione che minano alla base qualsiasi possibilità di avere una libera politica economica e sociale. Questi stati in apparenza sovrani sono incatenati al volere francese sulla moneta, sul sistema educativo, sull'apparato militare e sulle preferenze commerciali. Questi stati sono, oltre al Burkina Faso, il Benin, la Costa d'Avorio, la Guinea-Bissau, il Mali, il Niger, il Senegal, il Togo, il Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica del Congo, il Gabon, la Guinea Equatoriale, il Ciad e le Isole Comore.”
“L'autorevole ex presidente francese, Jacques Chirac, dichiarò:
Dobbiamo essere onesti e riconoscere che una grande parte del denaro nelle nostre banche provengono proprio dallo sfruttamento del continente africano.”
“Non molto tempo fa su incarico del presidente francese Hollande un gruppo di esperti, guidato dal deputato socialista Philippe Baumel, redasse uno studio approfondito sulle attività nei domini africani, più nota come France-Afrique, per verificare quanto ancora fosse influente il contributo delle ex colonie, si fa per dire ex. Alla prima stesura della relazione indipendente, Hollande diede ordine di modificarla in gran fretta perché ritenuta troppo compromettente visto che indicava tra l'altro: le operazioni militari hanno completamente sostituito una politica di sviluppo lungimirante.”
“La Francia è una democrazia che ha condotto Paesi dell'Africa verso livelli intollerabili di disoccupazione, sfruttamento e povertà. Una democrazia miope che ha portato le sue banche e le multinazionali come la Total, l'Orange, l'Areva ad assorbire le ricchezze naturali delle nazioni africane distruggendo senza alcuna pietà la natura e il suo delicato equilibrio ambientale.
E dirò di più, le aziende francesi sono riuscite a mantenere le loro posizioni grazie alla forza, alla prepotenza, alle armi usate dal governo di turno per soffocare qualsiasi moto di ribellione. Se non fosse stato così non avrebbero retto l'impatto di concorrenti stranieri.”
Nell'articolo di Repubblica si parla del Niger quale fornitore di uranio e come snodo cruciale per i trafficanti di merce umana. Tutto vero, solo una piccola osservazione sull'uranio.
Qualcuno si è mai chiesto come la Francia sia l'unica al mondo ad avere una produzione nucleare capace di coprire quasi l'ottanta per cento del proprio fabbisogno di energia elettrica? Come sia stata in grado di realizzare ben cinquantotto reattori nucleari? Come sia riuscita ad essere il primo esportatore al mondo di energia elettrica?
Semplice, impadronendosi delle riserve di uranio presenti in Niger, tra i principali produttori del pianeta. Come mai allora quel Paese è tra i più poveri al mondo?
Risposta tratta dal romanzo “Da Servo A Padrone” che evidenzia i sacri principi di Liberté e Fraternité.
“Dal 1973 l'uranio estratto in Niger viene comprato dalla società Areva, quella che poi gestisce tutte le centrali nucleari in Francia. E guarda caso il prezzo di acquisto è sempre stato meno della metà di quello normale di mercato. E quando sono fioccate le proteste contro questo evidente sfruttamento, ecco lì che spuntava efficiente come sempre l'esercito francese pronto a proteggere i sacri interessi schiavisti della nazione. Pensare che il bilancio dell'Areva è il doppio di tutto il Pil del Niger. Pensare che in oltre quarant'anni, la Francia ha succhiato il sangue dal Niger senza costruire neanche un piccolo capanno da destinare a una scuola.”
Ma non è finita qui. I vincoli a cui sono sottoposte le amate ex, si fa sempre per dire, colonie francesi si sviluppano in altri ambiti; dal diritto di prelazione su tutte le risorse naturali al diritto di fornire in esclusiva attrezzature militari, dall'imposizione del francese come lingua ufficiale all'obbligo di tenere il sessantacinque per cento delle riserve in valuta estera presso il Tesoro francese oltre ad un ulteriore venti per cento per la copertura delle passività finanziarie. Ed è proprio quest'ultima situazione che mostra in tutta la sua forza il crudele cinismo dei governi francesi che sottolineo riportando un breve passo sempre tratto dal mio romanzo “Da Servo A Padrone”.
“In pratica, l'ottantacinque per cento delle riserve non sono nella disponibilità del reale proprietario, bensì del novello negriero; non a caso, se un governo di una qualsiasi nazione volesse utilizzare il proprio denaro può farlo entro il limite del quindici per cento in un anno. Oltre questa percentuale il Paese di turno dovrà prenderlo in prestito da chi designerà la Banca di Francia, ovviamente pagando i tassi di mercato. La Francia si arroga il diritto di impossessarsi dei quattrini prodotti dal lavoro umano nelle ex colonie africane e poi di fatto lo concede in prestito facendo pagare pure gli interessi. Questo ricorda i recenti meccanismi inseriti in istituzioni finanziarie volute dall'Unione Europea per aiutare con l'inganno le nazioni messe in difficoltà dalla loro stessa diabolica politica economica.”
E ancora.
“Da quando sono iniziate queste trasfusioni sono entrate nelle casse della Banca di Francia oltre cinquecento miliardi di dollari, gestite in piena autonomia dall'istituto centrale.”
E la cosa ancor più straordinaria è che i profitti dalla gestione di questa massa enorme di quattrini non sono comunicati ai proprietari dei fondi, cioè gli Stati africani ancora assoggettati al giogo francese. E' proprio vero, la Francia è ricca grazie allo sfruttamento del continente africano.
Penso che rimanere stupefatti è dire poco.
“Uno Stato europeo che si dichiara democratico applica una nuova forma di colonialismo, quello più subdolo e maligno; soffoca le popolazioni di stati africani, già macellate nel passato, attraverso una prigionia di tipo monetario.” (dal romanzo Da Servo A Padrone).
La Francia ha i suoi militari nel Niger come in altre nazioni africane, fa tranquillamente transitare i negrieri con il loro carico di merce umana, conosce molto bene la destinazione finale di questa massa di esseri umani, distrugge la Libia per la sua eterna voglia di grandeur e sorride all'Italia sapendo di prenderla lì dove la schiena cambia il riverito nome.


Alfred B. Revenge