sabato 15 luglio 2017

"Vergogna!"

Non passa giorno senza notizie incredibili fornite dalla nostra classe politica.
Tre giorni fa Paolo Gentiloni, presidente del consiglio dei ministri, e Pier Carlo Padoan, ministro dell'economia, hanno esultato per il contenuto della lettera sui conti pubblici italiani appena ricevuta da Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, rispettivamente vice presidente della commissione europea e commissario agli affari economici. Su tutti i mass media è stato sottolineato dai nostri massimi rappresentanti: “E una buona notizia.”
Davvero? Meravigliato da una tale scoppio di generosità da parte della commissione europea mi son preso la briga di trovare il testo di questa lettera per godere anch'io di tanta munificenza.
In pratica i commissari europei hanno risposto a una richiesta del nostro ministro Padoan di correggere i conti 2018 con una percentuale più contenuta rispetto al Pil in nome della flessibilità.
Devo confessare, purtroppo, che ho fallito nel tentativo di condividere il piacere evidenziato dai politici e media. Pazienza, sarà la mia cronica incapacità di chinarmi per agevolare l'ingresso a chi tenta di spacciare l'inganno come impegno nobile verso il popolo.
Ma quale buona notizia. La lettera è un concentrato di arroganza e sopraffazione mascherato dal consueto linguaggio criptato di tecnocrati-banchieri. Per non portarla alla lunga, i commissari (mai eletti dalla gente) affermano che vi sarebbe una disponibilità di venire incontro alla richiesta italiana purché non si alteri l'obiettivo della parità di bilancio (presente nel letale accordo che porta il nome di “Fiscal Compact”) e che venga assicurata (si noti il termine) la riduzione del debito pubblico e della spesa primaria.
Ma come? Renzi e compagni dichiarano di voler mandare in naftalina il “Fiscal Compact” eppure tra la commissione europea e il nostro ministero economico si parla apertamente dell'obiettivo primario della parità di bilancio. D'altronde, l'ordine impartito nella lettera con le “buone notizie” è quello di ridurre la spesa primaria, cioè i costi sostenuti dallo Stato per coprire i bisogni primari dei cittadini: istruzione, sanità, welfare e assistenza. Quindi, in soldoni; i generosi commissari di cui neanche conosciamo i volti dicono che potrebbero valutare di donarci una piccola zolletta di zucchero a condizione che non si sgarri sulle regole base dell'austerità quali, ad esempio, i tagli vigorosi alla spesa sociale. Per non parlare della riduzione del debito pubblico che, con una moneta come l'euro basata sul debito, risulta praticamente impossibile da realizzare se non al prezzo di privatizzare (cioè svendere ai soliti noti della classe elitaria) l'intero patrimonio del Paese, compresa l'acqua e l'aria necessaria alla vita di noi poveri mortali.
Vergogna!
I rappresentanti del governo italiano continuano a genuflettersi di fronte ai burocrati europei e tentano di far spacciare per buone notizie persino lettere che annunciano prossime sventure.
Ma non è finita qui. Per caso ho letto due giorni fa una notizia apparsa sull'agenzia di stampa Adnkronos e pochi altri quotidiani che mi ha lasciato di stucco. Ho cercato di controllare se fosse autentica e mi sembra, purtroppo, che corrisponda al vero. In sintesi, il ministero degli interni ha presentato ai rappresentanti delle regioni italiane il “piano nazionale integrazione per i titolari di protezione internazionale” che ha come obiettivi:
-bandire espressioni come “migranti illegali” o “clandestini” in quanto rinforzerebbero i pregiudizi contro i migranti, alimenterebbero i sentimenti di paura e insicurezza gettando una luce negativa sull'accoglienza, ostacolerebbero il processo di integrazione favorendo i conflitti sociali
-realizzare un percorso anche di tipo formativo che giunga a realizzare un islam italiano in un Paese dove regna la libertà di culto
-l'affermazione del concetto che i migranti consentono il pagamento delle pensioni agli italiani per cui dovrebbero ottenere priorità nell'assegnazione di lavoro e di case popolari.
Se davvero il governo intendesse far approvare un documento del genere allora bisogna giungere alla conclusione che l'impazzimento è giunto al punto di non ritorno.
Da un lato si vuole stuprare la lingua italiana censurando termini chiari che identificano con precisione un problema, dall'altro si vuol costruire una forma di intolleranza e discriminazione verso gli stessi italiani. Noi tutti, cittadini del Paese culla della cultura occidentale, dobbiamo dire grazie ai migranti per i soldi delle pensioni e farci da parte per favorirli nel lavoro e la casa. Noi Italiani dobbiamo metterci in un angolino e accettare un'involuzione sociale ed etnica imposta da coloro che abbiamo eletto quali nostri fedeli e integerrimi rappresentanti.
Ci sarebbe da scoppiare in una gran risata se non fosse così maledettamente drammatico e vergognoso constatare l'applicazione di una forma di razzismo governativo a danno degli italiani.
Mi stanno sorgendo due atroci dubbi.
Il primo, ma non è che a una buona parte di noi piace questa situazione? Chissà, forse ci interessa mantenere in piedi questa classe politica perché consente lo sviluppo di profitti diversamente non realizzabili. Penso al lavoro in nero, al business dell'accoglienza, alle strutture alberghiere convertite al nuovo affare, all'incremento delle attività per le Ong e a tutto quanto giri intorno a questo commercio della carne umana inclusi i fenomeni legati alla sfera della criminalità.
Il secondo, che alcune ipotesi recentemente emerse alla ribalta della cronaca non siano poi così tanto insensate. Ma non è che gli ultimi governi, consapevoli di tutti i casini che sarebbero emersi con l'applicazione di trattati come il fiscal compact, si sono mossi con l'intento di far invadere la nostra Nazione da una marea di “clandestini” per poi andare a piangere in Europa e dire: Vedete cosa sta succedendo? Siamo in difficoltà per quest'immigrazione incontrollata dall'Africa, quindi veniteci incontro per le prossime manovre economiche.
Se così fosse i principi etici fondamentali sarebbero naufragati nei liquami della più cinica corruzione morale.

Alfred B. Revenge