sabato 7 gennaio 2017

A Proposito degli Squali in Giacca e Cravatta

Ho perso il conto di quanti provvedimenti legislativi siano stati adottati negli ultimi decenni in favore del sistema bancario sia in Italia che nel Mondo.
Non credo ci sia altra entità così coccolata dalla classe prezzolata, cioè quella composta da politici corrotti o totalmente incapaci e da qualsiasi altra categoria potenzialmente utile che funge da cinghia di trasmissione tra la volontà di pochi privilegiati e l'intera massa del popolo.
A titolo di esempio osserviamo per un attimo l'ultimo decreto salva-banche dello scorso dicembre. Ben venti miliardi di euro sono stati stanziati per salvare gli istituti di credito in difficoltà; si sta parlando di una cifra pari ad oltre trecento euro a persona, neonati compresi. Ancora una volta si utilizzano risorse pubbliche per tappare le voragini prodotte dai responsabili delle periodiche crisi finanziarie. E non parlo soltanto di coloro che materialmente hanno prodotto il danno, ma anche di quelle pseudo istituzioni deputate al controllo.
Guardiamo il caso del Monte dei Paschi di Siena. Sono stati presi quasi nove miliardi di euro dalle tasche degli Italiani per evitare il crack della banca, ma sento poche voci alzarsi per far capire l'origine del male. Eppure non sarebbe così complicato comprendere di cosa si sta parlando, sarebbe sufficiente ricordarsi operazioni scandalose compiute non molti anni fa ed oggetto di interesse da parte dei media e della stessa magistratura. Ricordate l'acquisto da parte del MPS della banca 121 (già banca del Salento)? Beh, diciamo che rappresentò un po' il banco di prova di quella che poi fu l'incredibile acquisizione della banca Antonveneta. In quella circostanza il Monte dei Paschi pagò 2500 miliardi delle vecchie lire (circa un miliardo e duecento milioni di euro) una banca con in pancia una montagna di prodotti bancari rischiosi (i famigerati “My Way” e “4You”) spacciati ai risparmiatori come piani previdenziali ed in realtà solo strumenti finanziari utili a far crescere artificiosamente i dati patrimoniali ed economici della banca salentina. Li ricordate? Oltre novantamila risparmiatori coinvolti nello scandalo per un importo di due miliardi di euro, ben superiore alla stessa cifra pagata così generosamente ai proprietari della banca 121. Per il Monte dei Paschi di Siena quell'acquisto si rivelò un pessimo affare sia dal punto di vista economico e sia da quello dell'immagine. Per gli ideatori e beneficiari dell'intero progetto un eccellente affare.
Rammentate molto bene, quando si vogliono utilizzare i fondi di una banca per scopi totalmente diversi da quelli tipici imprenditoriali si fa un bell'acquisto di un altro istituto, di società estere o di un gran bell'immobile ad un prezzo decisamente superiore al normale. Risultato? Una buona parte dei fondi ufficialmente usciti per l'acquisto si riversano in lidi insoliti, in genere nelle tasche delle persone che hanno contribuito a programmare l'intera operazione di compra-vendita; e parlo sia dei venditori che degli acquirenti. Vecchio trucco nel settore finanziario, ma sempre molto efficace.
E seguendo questo percorso così redditizio che si arrivò all'operazione che spezzò i reni al Monte dei Paschi di Siena, cioè l'acquisizione della banca Antonveneta.
Quello fu l'inizio della fine. La banca senese acquistò l'Antonveneta dal banco Santander per una cifra folle, circa diciassette miliardi di euro tra prezzo ufficiale e accollo di passività.
Ed in quella occasione tanti bei bonifici verso l'estero partirono da Siena distruggendo le fondamenta e la ricchezza della più antica banca del mondo.
Ma tutti quei benedetti quattrini che fine hanno fatto? L'Antonveneta certo non valeva quella cifra da capogiro. Che necessità c'era di tagliarsi le vene per acquistarla? E domanda principale. La Banca d'Italia stava in pausa caffè? Già, la nostra tanto decantata banca centrale lasciava fare tutto? Ah, quanta enorme ipocrisia; d'altronde non è una novità il ritardo da parte della gran mamma di coloro che un tempo venivano più adeguatamente definiti come usurai. Basti pensare al caso incredibile che portò diversi anni fa allo scandalo della Bipop. Anche in quella occasione, oltre ad innumerevoli situazioni anomale, ciò che determinò la crisi fu l'acquisto da parte dell'istituto bresciano della banca tedesca Entrium per la cifra di due miliardi e mezzo di euro, poi rivenduta al colosso olandese ING per circa trecento milioni di euro. Insomma una bella differenza tra prezzo di acquisto e quello di rivendita. Errore di valutazione? Non scherziamo; mica è una barzelletta, mica stiamo parlando di sprovveduti operatori finanziari. Qualcuno una volta disse “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.” E allora io penso a male dicendo che le crisi bancarie degli ultimi anni sono state spesso generate da affrettate ed insolite acquisizioni che hanno di colpo impoverito il compratore (cioè in ultima istanza i risparmiatori e lo Stato), ma arricchito il venditore che tanta generosità ha poi rivolto verso chi ha permesso la chiusura dell'affare. Il tutto con la colpevole cecità della Banca d'Italia e degli altri organi di controllo.
Ed un altro scandalo si avvicina all'orizzonte, quello che sta proprio in questi giorni accadendo nella mia città e che riguarda la banca Popolare di Bari. Qui le notizie rilevabili in rete e sulla stampa indicano una situazione paradossale. Una piccola banca regionale salita nelle posizioni alte della classifica nazionale grazie ad una politica di evidente sostegno da parte della Banca d'Italia. C'era un istituto di credito decotto? Nessun problema, ecco lì la Popolare di Bari pronta ad accogliere l'amoroso richiamo della banca centrale per rilevare l'azienda in crisi. Ed i soldi per sistemare i problemi derivanti dalla nuova acquisizione? Nessun problema, ecco lì la Popolare di Bari prenderli dai risparmiatori sotto forma di azioni con una politica commerciale degna del miglior Houdini. Azioni di una banca popolare non quotata fatte passare come investimento più liquido dei Bot a tre mesi. E se il risparmiatore non avesse avuto denaro sufficiente, ugualmente nessun problema; ecco lì la Popolare di Bari pronta a finanziare il fortunato di turno con un bel prestito caricato di convenienti interessi per comprare le pregiate azioni della stessa banca. E se qualcuno avesse alzato il ditino per dire: “scusate, ma questo che proponete non è contro la legge”? Beh, sarebbe stato additato come un ignorante incapace di cogliere le vere opportunità di investimento proposte dalla Popolare di Bari. Tuttavia, queste promesse di splendidi profitti sono naufragate sugli scogli della fredda realtà; e adesso migliaia di risparmiatori inferociti denunciano e si lamentano per l'impossibilità di rivendere le azioni, peraltro sensibilmente svalutate dall'oggi al domani. Ora la magistratura sta indagando e sarebbe interessante allargare il raggio di azione e capire l'incredibile comportamento della Banca d'Italia. Infatti, l'organo di vigilanza terminò nel 2013 una lunga indagine ispettiva assegnando un giudizio sostanzialmente sfavorevole alla Popolare di Bari; tuttavia, qualche settimana dopo aver messo nero su bianco quella negativa valutazione incoraggiò lo stesso istituto ad acquisire un'ulteriore banca in decomposizione, la Cassa di Teramo. A quel punto nuovo aumento di capitale con ulteriore emissione di azioni da offrire ai malcapitati di turno. E la banca d'Italia? Mi sembra di poter dire che guardava scientemente in direzione opposta a quella della tutela del pubblico risparmio.
Il sistema delle banche, di cui conosco molto bene l'anima nera, è la più longeva dittatura in terra. Questa è la ragione per cui risulta estremamente difficile rendersi conto di ciò che realmente succede intorno a noi, delle sollecitazioni indotte che giornalmente riceviamo da chi detiene l'effettivo potere. Il nostro cervello risulta bombardato da informazioni ben studiate da tempo, da un tipo di cultura basato su un preciso principio, quello che per vivere abbiamo assoluta necessità di un bene artificiale più prezioso di qualsiasi altro esistente in natura, persino più dell'acqua e della stessa aria che respiriamo, il denaro. Saliamo su un treno il cui macchinista ha una totale indipendenza, la completa autonomia di portarci dove cavolo vuole, infischiandosene altamente di quelle che possono essere le nostre volontà. E questo macchinista, questo reale conduttore dell'esistenza, rappresenta il più alto concentrato di potere mai visto sino ad ora nella storia dell'uomo; il potere costituito dalle conglomerate bancarie. Da molto tempo eleganti squali vestiti in giacca e cravatta hanno ideato ed attuato un piano di una semplicità diabolica; interessi attivi continui e perenni (per loro ovviamente) in cambio della creazione dei più belli e colorati bigliettini di carta. I prestiti devono auto-generarsi affinché i Popoli e gli Stati siano costantemente sotto schiaffo a causa di un immortale finanziamento. I grandi banchieri si sono arricchiti a dismisura conquistando il privilegio di emettere moneta e permettendo alle loro stesse creature di assumere dimensioni superiori a quelle di singole nazioni. Una semplice riflessione; in quasi tutti i Paesi le ben note banche centrali hanno ottenuto leggi speciali per determinare, a prescindere dalla volontà dei cittadini e dei governi eletti, il livello dei tassi di interesse e della stessa inflazione. E da chi sono guidate queste entità sovranazionali? Da chi sono controllate? Da soggetti facenti parte sempre della stessa élite posta in cima alla catena alimentare, quella degli squali bianchi...ops, piccolo lapsus, intendevo dire quella dei banchieri. Del resto non credo ci sia molta differenza; anzi, a volte, provo un senso di comprensione verso il più caritatevole Carcharodon.