domenica 26 febbraio 2017

"Gli Italiani sono Masochisti."

Ma sì, confessiamolo; da molti anni noi Italiani consideriamo superate le letture di autori come Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, Giovanni Verga, Niccolò Machiavelli, Luigi Pirandello, Gabriele D'Annunzio, Eugenio Montale e degli altri grandi della nostra cultura. Noi Italiani ormai siamo fedeli seguaci di un solo artista, di Leopold von Sacher-Masoch. Nelle nostre librerie, sui comodini, sui letti, persino nei bagni troneggiano esclusivamente i libri di questo scrittore austriaco di origini spagnole ed ucraine. Noi Italiani abbiamo deciso di applicare con diligenza gli insegnamenti di colui che viene considerato il padre del masochismo. Già verso la fine del diciannovesimo secolo lo psichiatra Richard von Krafft-Ebing utilizzò Masoch per identificare un comportamento perverso; non a caso egli scrisse che l'elemento caratteristico del masochismo non è tanto la relazione tra piacere e dolore quanto il processo di accettazione della subordinazione, della schiavitù.
Ebbene, noi Italiani da tempo amiamo essere sottomessi, asserviti al volere altrui.
Come non ricordare i nostri sussulti orgasmici quando già a luglio del 1981 vedemmo realizzare il divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia firmato dagli illustri e compianti concittadini Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi, adesso sicuramente ai vertici della Banca Centrale degli Inferi. In quell'occasione la Banca d'Italia da agenzia governativa gettò le basi per liberarsi dall'abbraccio pubblico; infatti, sino al 1981 era obbligata ad acquistare i titoli di Stato non collocati sul mercato ai tassi decisi dal Ministero del Tesoro. In quel modo vi era la garanzia del finanziamento della spesa pubblica alle condizioni volute dallo Stato con la conseguente crescita dell'economia reale. Con il divorzio non fu più così; il Tesoro dovette cercare i quattrini alle condizioni imposte dal mercato finanziario, cioè dalle banche. Conseguenza? Iniziammo a pagare molti più interessi. Così, da essere tra i paesi più virtuosi in Europa con la quota di spesa pubblica in rapporto al PIL più bassa iniziammo a scalare le classifiche del debito pubblico grazie all'aumento esponenziale degli interessi pagati agli investitori.
Sì, noi Italiani siamo masochisti perché provammo un piacere perverso nel consentire alla Banca d'Italia di allontanarsi dal curare gli interessi del pubblico per favorire i guadagni delle grandi banche.
E come non rammentare l'altra gioia proveniente dalla firma del trattato di Maastricht il sette febbraio 1992. In quella circostanza i nostri politici chiusero gli occhi e si tapparono le orecchie per consentire a noi di ipotecare un futuro ricco di emozioni per la privazione della sovranità monetaria ceduta ad una Banca Centrale Europea indipendente dai popoli, ma strettamente legata agli interessi della finanza internazionale. Ecco che con la nascita dell'Euro si verificò quanto progettato dalla classe elitaria, costante crescita del debito pubblico indipendente dall'entità delle spese interne. Quindi, la causa di tale incremento, peraltro non problematico qualora si fosse sovrani della propria moneta, è sempre stato l'ammontare degli interessi pagati sui titoli di stato in possesso per buona parte da istituzioni finanziarie.
A noi popolo masochista è piaciuto tantissimo privarci della capacità di emettere e gestire la moneta nazionale per risultare schiavi del volere di un'entità dominata da tecnocrati-banchieri.
Ah, dimenticavo che il trattato di Maastricht entrò in vigore nel 1993, esattamente l'anno in cui assunse la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri quel Carlo Azeglio Ciampi che, tra i primi atti, istituì l'organismo deputato alle privatizzazioni. Le ricordate? Lo Stato svendette attività strategiche della Nazione con supremo sollazzo dei finanzieri più spregiudicati che esaltarono il nostro compiacimento distruttivo con audaci giochi di sesso societario.
Per non parlare del Trattato di Lisbona del 2007. Ah, Lisbona! Quale meravigliosa città per festeggiare l'incatenamento delle nostre parti più intime. Lì fu stilato un documento di circa quattrocento pagine redatto in maniera tale da risultare incomprensibile. E godemmo da pazzi quando sentimmo che persino politici del calibro di Giuliano Amato, Valery Giscard d'Estaing, Angela Merkel, Nicolas Sarkozy indicarono che il trattato si rese volutamente illeggibile per la gente. Ci presero per il sacro deretano e noi, da bravi masochisti, rimanemmo fermi nella posizione di assoggettamento.
Amiamo intensamente essere infelici, assorbire le nefandezze altrui, accettare senza fiatare continui tagli alla spesa sanitaria, l'aumento della disoccupazione e l'incremento di tasse e balzelli vari. Noi aspettiamo sempre con ansia la parola magica che ci fa battere il cuore: “Così vuole l'Europa”.
E con le dolci note provenienti da Bruxelles abbiamo accolto con emozione gli altri trattati come il M.E.S.(Meccanismo di Stabilità Economica) nel 2011; il Fiscal Compact sempre nel 2011 e i simpatici Two Pack ed il Six Pack del 2011 e 2013 che ci hanno ricordato il famoso film italiano di Nanni Loy dal titolo “pacco, doppio pacco e contropaccotto”.
Non molto tempo fa avvertimmo un ulteriore perverso piacere di cui non capimmo subito l'origine. Lo ricordate, cari fratelli Italiani? Ma sì, fu quando leggemmo sulla Gazzetta Ufficiale del diciotto dicembre 2012 il Decreto numero 96717 del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Sobbalzammo dalle sedie e ci mettemmo proni, felici nel ricevere un trattamento molto speciale; con quella disposizione si mise in naftalina la “Lex Monetae”, cioè la facoltà del nostro Stato Sovrano di scegliere la valuta per il pagamento dei propri debiti. Avevamo titoli di stato denominati in euro? Bene, secondo gli articoli 1277 e seguenti del Codice Civile sarebbe stata sufficiente una bella leggina che avesse sancito il corso legale di una nuova valuta, la Lira, per pagare interessi e capitale nella moneta corrente. Tu, cara entità offshore, hai CCT in Euro? Nessun problema, ora la valuta nazionale è la lira, pertanto sarai pagato nella nuova moneta secondo il cambio fissato dalle autorità italiane, per esempio un bel rapporto uno a uno che avrebbe fatto impallidire le banche estere. Beh, non diciamo niente di nuovo visto che fu la stessa procedura del 2000 quando tutti i contratti di lavoro, mutui, conti correnti, eccetera, eccetera, furono convertiti dalla Lira all'Euro, ma con un rapporto di cambio che ci gettò pancia a terra per una colossale violenza; peraltro a noi gradita visto che siamo masochisti.
Allora, con questo Decreto 96717 esultammo come matti dato che la “Lex Monetae”, tipica di uno Stato Sovrano, risultò annullata con un tratto di penna bancaria. L'Italia vuole denominare i titoli di debito in una nuova valuta? Certo, lo può ancora fare, ma con l'assenso del settanta per cento dei possessori dei titoli. Capito? Basta il trenta virgola uno per cento che dica no per bloccare un nostro sacrosanto diritto e lasciare il debito in euro. E adesso, indovinate chi possiede ben oltre il trenta per cento dei titoli di Stato Italiani? Le banche ed istituzioni estere, compresa la Banca Centrale Europea. Il sapere che le conglomerate creditizie hanno operato con abile astuzia per giungere a questo risultato ci ha fatto capire una volta di più quanto sia meraviglioso essere incatenati con gli euro-schiavettoni.
Sì, non ci sono più dubbi; noi Italiani siamo un popolo che prova uno smodato piacere nel farsi del male. Abbiamo annientato la nostra sovranità, violentato la Costituzione, seppellito le nostre tradizioni culturali, creato le condizioni affinché nel Paese agiscano indisturbati un manipolo di politici privi di attributi ed incapaci di gestire correttamente la cosa pubblica. Ci crogioliamo nella distruttività, esultiamo nel veder demoliti i pilastri centrali sulle cui basi i nostri padri costruirono il miracolo economico e condussero l'Italia ad essere la quinta potenza economica mondiale.
Ma sì, proviamo un irrefrenabile orgasmo nel veder andare via i migliori cervelli Italiani e, nel contempo, portarci in casa una massa eterogenea di stranieri che alcun rispetto nutrono per i nostri valori cristiani e sociali.
Sì; siamo masochisti perché sentiamo una perversa gioia nel constatare che la disoccupazione giovanile tocca livelli allarmanti grazie a politiche che mettono al centro dell'attenzione le banche e non i cittadini.
Sì; siamo masochisti perché accettiamo che gli anziani, i malati, i più deboli siano considerati dai burocrati europei un peso oneroso per la finanza pubblica e, quindi, da abbandonare ad un destino di lenta e dolorosa sofferenza.
Mi chiedo; non è che siamo stati oggetto di un esperimento collettivo? Non è che ci è stato inoculato un virus capace di portare alla degenerazione i tessuti cerebrali? Che l'intero popolo italico sia stato colpito dall'amenza? Forse è proprio così, visto che la caratteristica di quella malattia è di non far usare il cervello.
Tuttavia, questa condizione di piacere nell'asservimento sta venendo un po' a noia; non vi pare? Che ne dite se per un periodo di tempo chiudessimo in un cassetto i libri di Leopold von Sacher-Masoch e mettessimo in bella mostra quelli di Gabriele D'Annunzio? Chissà, forse il cambiamento dalla posizione supina a quella eretta farebbe un gran bene a tutti noi Italiani.

Alfred B. Revenge