giovedì 26 maggio 2016

" Morte e Tasse"

“Morte e Tasse”
Dopo il 1710 il commediografo Christopher Bullock disse: “E' impossibile essere sicuri di qualcosa se non della morte e delle tasse”. Nel 1726 lo scrittore Daniel Defoe scrisse in Satana: storia politica del diavolo: “alle cose certe come la morte e le tasse si può credere con maggiore fermezza.” Oh, perbacco! Come mai due artisti inglesi espressero lo stesso concetto in quel periodo? Forse perché intuirono le conseguenze di quanto si sarebbe verificato dopo la fondazione della banca d'Inghilterra nel 1694. Il regno si indebitò al fine di sostenere le spese per le continue guerre. E come pensò di garantire i prestiti avuti dalla nuova banca? Ma certo, con le amate tasse da riservare ai cittadini. Quindi, il circuito era semplice: Soldi dei banchieri allo Stato per produrre guerra, la guerra generava morte, lo Stato per pagare gli interessi ai banchieri spremeva i cittadini con le tasse. Ecco, io penso, la ragione della nascita di quel detto; la morte e le tasse sempre insieme per danzare nel crudele ballo ideato dai sacerdoti del dio denaro.
D'altronde, dopo alcuni secoli nulla è cambiato, anzi, il sistema ha ormai raggiunto un alto livello di perfida sofisticazione. La guerra ormai è perenne ed investe di fatto quasi ogni nazione; essa assume connotati differenti attraverso l'utilizzo di armi specifiche quali bombe e moneta a debito. Le prime sono appariscenti e devastanti; le seconde circondate da un alone di ammirata sacralità; eppure entrambe facce della stessa medaglia che porta al collo la signora morte. Come ormai anche le pietre sanno tutte le nazioni del mondo sono indebitate; e chi sono i creditori? Devono pur esserci, giusto? Beh, in piccola parte ci siamo anche noi, piccoli risparmiatori che hanno acquistato titoli di stato, ma il grosso da chi è costituito? Ma sì, certo; dalle nostre ormai amate banche presenti ovunque, persino nei tanto criticati -solo a parole- paradisi fiscali. E questa montagna di debito cosa produce? Una valanga di interessi usciti -con le tasse- dalle tasche dei cittadini ed entrati in quelle ben più capienti degli usurai internazionali.
A questo punto sorge spontanea una domanda. Ma noi, membri del popolo, abbiamo conseguito in massa una laurea in scienze masochistiche applicate? Ma sì, confessiamolo, proviamo un piacere perverso a farci salassare per consentire il pieno godimento ai pochi eletti della vera classe superiore.
Noi ci siamo spogliati della sovranità monetaria per donarla ad una ristretta cerchia di individui. Il tutto per consentire loro di porsi al centro del sistema di vita; essi rappresentano il sole e noi i pianeti che girano obbedienti per avere luce e calore; insomma, per avere la vita.
Non ci credete? Sì, dubitate! Dubitate delle mie parole o di qualsiasi altra persona; il dubbio fa bene, fa riflettere, fa mettere in moto il cervello per consentirgli di elaborare un proprio autonomo pensiero. Ed è questo che dobbiamo fare, amici miei; pensare con la nostra testa, ascoltare con attenzione e rispetto tutte le opinioni, ma, alla fine, creare il nostro autonomo pensiero.
Ora inizierò a dirvi, in estrema sintesi, ciò che penso sull'argomento tasse collegate agli interessi sul debito pubblico italiano affinché ascoltiate una campana diversa dal solito.
Il marcio sta alla radice. Le belle banconote in euro che usiamo normalmente per le nostre esigenze sono create “Dal Nulla” dalla banca centrale europea (ormai ho preso l'abitudine di scrivere minuscolo la b di banca) che a sua volta li concede alle banche commerciali private che, a loro volta, li prestano allo Stato ricevendo in cambio titoli di debito (BTP, ecc.) gravati da un interesse. Dunque, per pagare questi benedetti interessi ai banchieri privati si tassano i cittadini italiani al fine di poter onorare il debito.
Pertanto, le imposte si pagano soprattutto perché esiste il debito contratto dallo Stato verso soggetti esterni per giunta neanche proprietari dei soldi che prestano.
Allora mi chiedo: perché andare a chiedere i bei soldini alle banche? Risposta: perché l'Italia non ha la sovranità monetaria, quindi, non può emettere propria moneta, cioè di proprietà dell'intero popolo italiano; per le sue esigenze è obbligata ad abbassare il cappello e chiedere i quattrini alle banche, visto che soltanto esse hanno il privilegio di creare denaro “Dal Nulla”.
Ma perché non prenderci noi questo potere di produrre “Dal Nulla” il denaro necessario alle capacità produttive del nostro amato Paese senza pagare interessi e tasse? Eh,no! Risponderebbero all'unisono i soloni della politica, i grandi professori, gli esperti economisti, i prestigiosi giornalisti, i tecnocrati, ecc. ecc.; questo sarebbe il suicidio per noi italiani. E perché sarebbe un suicidio? Risposta: perché un tale potere in mano diretta dello Stato porterebbe ad una selvaggia produzione di moneta non gravata da interessi, con conseguente disastrosa inflazione; altresì, una tale delicata funzione deve attribuirsi – ai fini della stabilità (Sic!) – ad una entità (BCE) totalmente indipendente dalla volontà del governo di turno e controllata da soggetti mai eletti ed immuni da ogni responsabilità per le azioni compiute.
Ah, però! Quindi il nostro futuro dipende e dipenderà sempre da una banca centrale che presta i soldi alle banche private anche a tassi negativi (cioè la BCE paga gli interessi alle banche private per i finanziamenti concessi); gli stessi soldi che subito dopo vengono girati allo Stato Italiano caricati di un bel po' di interessi; gli stessi interessi che saranno versati attraverso la spremitura dei sudditi italiani.
Ehi, ma questo giro non vi ricorda niente? Ma sì, il famoso gioco delle tre carte.
Da secoli le banche (anche e soprattutto quelle commerciali) godono del privilegio di creare moneta “Dal Nulla”; pensate che questa verità fu dichiarata, già nel diciassettesimo secolo, da William Paterson nel suo prospectus per la creazione della banca d'Inghilterra: “questa banca avrebbe il beneficio dell'interesse sul denaro creato dal nulla.” Siete ancora scettici su questa incredibile affermazione? Più che giusto; allora -come piccolissimo esempio- leggete le parole del premio nobel Maurice Allais nel suo scritto del 1998 “La crise mondiale d'aujourd' hui”; leggete l'articolo di Beardsley Ruml, già presidente della federal reserve di New York, pubblicato nel 1946 sulla rivista American Affairs e dal titolo “Tax for revenue are obsolete”; leggete la dichiarazione di pochi anni fa di Bernard Maris, membro della banca di Francia; leggete il bollettino pubblicato nel 2014 dalla banca d'Inghilterra dal titolo “creazione di soldi nella moderna economia”; leggete lo studio del 2012 di Jaromir Benes e Michael Kumhof, due brillanti ricercatori del fondo monetario internazionale (proprio non riesco ad inserire la prima lettera maiuscola per le organizzazioni gestite dai banchieri); leggete lo studio dell'economista Richard Werner dell'università di Southampton; e potrei continuare. Tale incredibile verità è confermata persino dagli stessi addetti al lavoro.
In conclusione, gli Stati non possono emettere propria moneta, ma rivolgersi all'oneroso teatro dei novelli illusionisti per farla uscire dal cilindro magico.
A questo punto non posso che fare i complimenti ai banchieri-prestigiatori, “Dal Nulla” hanno piegato il futuro delle vite di miliardi di persone ai loro profitti; “Dal Nulla” hanno finanziato la morte affinché eterni siano gli interessi garantiti dalle tasse.
“Morte e Tasse”, la catena produttiva ideata dagli adoratori del dio denaro.