martedì 1 novembre 2016

A Proposito della Vita e della Morte

Siamo nel mese che la tradizione cristiana dedica al ricordo dei defunti; a tutti quelli, ormai, che sono passati dall'altra parte. Sollecitato da una persona molto cara mi sono recato stamattina al cimitero della città per salutare mio padre, scomparso alcuni anni fa. Ho visto un via vai incredibile; lunghissime file di auto in coda per entrare nel parcheggio, un'interminabile scia di donne, uomini, bambini con nelle mani dei fiori pronti ad essere depositati sulle tombe delle persone amate. Che strano, ho pensato, una qualche irresistibile forza induce gli esseri umani ad essere ancora vicini a coloro con cui hanno percorso un tratto della loro vita. Dopo poche decine di metri sono entrato in una palazzina a due piani dove, al termine di un corridoio, ho rivisto la vecchia foto di papà fissata alla lastra di marmo del loculo contenente i suoi resti. L'ho materializzato nella mente con il suo ironico sorriso e senza pensarci l'ho salutato con un sonoro “ciao”; quasi fosse ancora accanto a me, vivo. In quel momento ho pensato che esiste un'invisibile catena che unisce la vita e la morte, un'unione indissolubile come quella che si può osservare nella natura intorno a noi. Ci sono animali, come i salmoni, che muoiono subito dopo aver fecondato le loro uova e generato nuova vita. Ci sono piante come i banani o le agavi che muoiono soltanto dopo che nascono e crescono dal loro tronco strutture figlie idonee a subentrare nella generazione dei frutti. In sostanza è come se la vita e la morte avessero un'essenza comune, come due facce della stessa medaglia.
Allora, in che cosa consiste la nostra esistenza? Nel dare vita attraverso la morte? Se così fosse dovremmo giungere alla conclusione che il pensiero della fine ci induce ad essere più buoni, più generosi, meno egoisti, meno malvagi. Forse è proprio il traguardo della morte a far esprimere tutto il potenziale positivo presente nei cuori degli esseri umani. Probabilmente in questo sta la spiegazione del mio “ciao” indirizzato ad un uomo ancora vivo nei ricordi.
Chissà che non abbia colpito il bersaglio l'autore della preghiera-poesia “la morte non è niente”.